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Rivista "SUONO" aprile 2004 - Il jazz mitteleuropeo
(troppo vecchio per rispondere)
Mario Fragiacomo
2004-04-07 09:46:01 UTC
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Segnalo un interessante articolo di Ornella Rota sul jazz mitteleuropeo
sulla rivista "Suono", la più autorevole rivista audio. Aprile 2004 in
questi giorni in edicola.

Per chi fosse interessato riporto l'articolo in questione

TRIESTE CROCEVIA DI GENTI
di Ornella Rota

"Tutta la musica europea", riflette Helge Hinteregger, viennese,
organizzatore di concerti, musicologo e compositore, "ha basi classiche.
Trasferite nel pensiero compositivo, esse conferiscono al nostro jazz
un'impronta più intellettuale, possono reinterpretare il linguaggio,
reinventare brani celebri (di Chopin, per esempio), testi, poesie".
Dagli anni '70 - con rari precursori, come il grande sassofonista austriaco
Hans Koller, influenzato anche dalla pittura contemporanea - il jazz
mitteleuropeo si diffonde specialmente in Austria, Polonia, Repubblica Ceca,
Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Croazia. Nel nostro Paese è legato a
Trieste, tradizionale crocevia di genti, merci, idee, religioni.
Direttamente o indirettamente, l'aria di Trieste segna i più significativi
esponenti italiani. Tra essi, il percussionista friulano Andrea Centazzo con
la sua Mitteleuropa Orchestra, il pianista Roberto Magris con la sua
Europlane Orchestra, il sassofonista Claudio Pascoli, il pianista Silvio
Donati, il batterista Gabriele Centis, il trombettista Mario Fragiacomo, che
è anche coordinatore del Mitteleuropa Ensemble.
"Da sempre", dice Fragiacomo, "la letteratura mi fornisce suggestioni,
ambientazioni, rappresentazioni; tra il mio mestiere e quello di scrivere
credo ci siano legami molto forti". Suoi principali punti di riferimento
sono Claudio Magris ("lo scrittore forse più rappresentativo della cultura
letteraria mitteleuropea"), Italo Svevo, Umberto Saba, Scipio Slataper,
Biagio Marin, Virgilio Giotti, lo stesso Joyce che a Trieste visse a lungo,
altri personaggi - in Europa occidentale meno noti, perchè quei maledetti
decenni di separazione con l'est hanno mutilato l'identità europea - come
Srecko Kosovel che fu il maggiore poeta sloveno (morto negli anni '20) e
Abdulah Sidran, poeta di Sarajevo, sceneggiatore nei primi film di
Kusturica.
Dalla natìa Trieste trasferitosi a Milano, durante gli anni '80 Mario e il
suo Jazz Quatter Quartet si proponevano nei locali "alternativi" che allora,
sui Navigli, nascevano come funghi, e in scuole, biblioteche comunali,
carceri minorili, ospedali psichiatrici. Prima, a Trieste, venivano
periodicamente invitati da Franco Basaglia, nel teatrino del suo nosocomio.
A volte, in compagnia di ospiti illustri come Ornette Coleman, o Giorgio
Gaslini.
Oggi, fra i nomi più noti a livello europeo ci sono gli sloveni Lojze
Krajncan trombonista, Zlatko Kaucic batterista e percussionista, il
sassofonista Samo Salamon con il suo complesso (Samo Salamon Ornetology
Quartet), i croati Darko Jurkovic chitarrista, Bosko Petrovic vibrafonista
di Zagabria e Tamara Obrovac, cantante e polistrumentista istriana, il
polacco Thomasz Stanko trombettista, gli ungheresi Janos Gonda pianista,
Mihaly Borbely Quartet e Tony Lakatos sassofonista, il macedone Dusko
Goikovich trombettista, i cechi Frantisek Uhlir contrabbassista, Pavel
Smetacek clarinettista ed Emil Viklicky pianista, il cantante slovacco Peter
Lipa, il sassofonista austriaco Marco Lackner, la cantante di Graz Ines
Geiger.
Un filone molto importante segna la produzione di questi artisti: la musica
ebraica, popolare (klezmer) e sinagogale. Fragiacomo ne sentirà molto forte
il richiamo soprattutto dopo avere lavorato, come tromba solista, con il
grande Moni Ovadia.
Per quest'anno, e il prossimo, gli impegni sono numerosi. Con il suo
Mitteleuropa Ensemble - composto dal sassofonista Furio Romano, dal pianista
Roberto Favilla jr., dalla vocalist Sabrina Sparti, dal batterista Claudio
Saveriano, dal contrabbassista Stefano Profeta, dalla voce recitante Laura
Bagarella - Mario sarà ben presente all'interno del progetto biennale
"Comunicare il libro e la lettura / Libri senza frontiere" (lunga tournée da
Cividale a Lubiana, Budapest, Bratislava, Praga, Varsavia ecc.).
Contemporanea ai concerti, una mostra itinerante di ex libris musicali del
primo '900, presentata da Riccardo Muti. Poi un CD intitolato HISTRIA ED
OLTRE (scritto con l'H in omaggio agli Histri, antichissimi popoli
dell'Istria) raccoglierà, trasposte in jazz, composizioni tipiche dell'area
istro-veneta: villotte a discanto, stornelli, canti narrativi, brani tipici
della tradizione di Rovigno come le melodie canore denominate "arie da
nuoto" (termine che nell'antico idioma istrioto significa "notte"), e le
"bitinade", speciali serenate nelle quali le voci sostituiscono gli
strumenti musicali. Quindi, un "Concerto Bacchico", con volks lieder o trink
lieder austro-ungarici (tra cui il famoso O du lieber Augustin). In
settembre, infine, nell'ambito delle celebrazioni per il cinquantenario del
ritorno di Triste all'Italia, l'LP Trieste, ieri un secolo fa, sarà
rieditato in CD.
C'è anche altro, ma più che un progetto è, per ora, un'aspirazione: creare a
Trieste un Festival Internazionale del Jazz. Come dire, un ritorno a casa,
ma nel modo migliore.

"SUONO" - La più autorevole rivista audio - Anno XXXIV - n. 367 mese di
aprile 2004




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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Gianni Morelenbaum Gualberto
2004-04-07 10:21:21 UTC
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Post by Mario Fragiacomo
Segnalo un interessante articolo di Ornella Rota sul jazz mitteleuropeo
sulla rivista "Suono", la più autorevole rivista audio. Aprile 2004 in
questi giorni in edicola.
Per chi fosse interessato riporto l'articolo in questione
TRIESTE CROCEVIA DI GENTI
di Ornella Rota
"Tutta la musica europea", riflette Helge Hinteregger, viennese,
organizzatore di concerti, musicologo e compositore, "ha basi classiche.
Trasferite nel pensiero compositivo, esse conferiscono al nostro jazz
un'impronta più intellettuale, possono reinterpretare il linguaggio,
reinventare brani celebri (di Chopin, per esempio), testi, poesie".
Dagli anni '70 - con rari precursori, come il grande sassofonista austriaco
Hans Koller, influenzato anche dalla pittura contemporanea - il jazz
mitteleuropeo si diffonde specialmente in Austria, Polonia, Repubblica Ceca,
Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Croazia. Nel nostro Paese è legato a
Trieste, tradizionale crocevia di genti, merci, idee, religioni.
Direttamente o indirettamente, l'aria di Trieste segna i più significativi
esponenti italiani. Tra essi, il percussionista friulano Andrea Centazzo con
la sua Mitteleuropa Orchestra, il pianista Roberto Magris con la sua
Europlane Orchestra, il sassofonista Claudio Pascoli, il pianista Silvio
Donati, il batterista Gabriele Centis, il trombettista Mario Fragiacomo, che
è anche coordinatore del Mitteleuropa Ensemble.
Caro Mario, complimenti, te li meriti.
Ciò detto, Ornella Rota inanella un bel po' di castronerie.
Innanzitutto, per carità, lasciamo perdere Moni Ovadia che, con tutto il
rispetto, può al massimo aspirare a diventare la Gabriella Ferri in piccolo
della musica ebraica per i non udenti. Fa un po' ridere un sefardita che, in
definitiva, fa il verso a una cultura, quella ashkenazita, che egli conosce
solo di riporto e con non poche zoppìe. Moni Ovadia è, purtroppo, l'icona
dell'intellettuale ebreo così come lo vorrebbero i goyim: egli sta alla
cultura e musica ebraiche come Andrea Camilleri sta alla Sicila: iconografia
di terz'ordine.
Mi fa specie che Ornella Rota parli, con rare eccezioni (Hans Koller, a
sentire lei), di un jazz mitteleuropeo che sarebbe fiorito a partire dagli
anni Settanta. Peggio di un crimine, un errore. Chissà se Ornella Rota sa
documentarsi prima di delineare una storiografia di cui non conosce neanche
i lineamenti, per cui neanche le connessioni, ad esempio, con la musica
accademica di uno Schulhoff, di un Burian o di un Ullmann o di un Martinu,
tanto per dire. Chissà se ha mai sentito nominare un Attila Zoller, ad
esempio. Per rimanere in un ambito più specificamente mitteleuropeo: un Jiri
Stivin, che so. Rudolf Dasek. E vogliamo parlare di Gustav Brom? Se vogliamo
intendere la Mitteleuropa come poteva intenderla Angelo Maria Ripellino o
come la intende Claudio Magris dobbiamo rifarci al percorso del Danubio, che
tocca Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, ex-Jugoslavia e delinea il
confine di Bulgaria e Romania. Pensare che l'autentico jazz mitteleuropeo,
coscientemente tale, nasca negli anni Settanta è pura sciocchezza. Perché al
di là dei modelli americani importati, la ricerca di una via "mitteleuropea"
all'improvvisazione, più che al jazz, è cosa ben meno recente. Lasciando
perdere artisti oggi dimenticati come R. A. Dvorský e Jaroslav Jezek, già in
Cecoslovacchia i primi passi tale improvvisazione li muove nell'immediato
secondo dopoguerra (e prima già la produzione era vasta e varia), basti
pensare a Jan Hammer (padre dell'omonimo tastierita che poi avrebbe
incontrato il successo negli Stati Uniti). Per non parlare di Karel Velebný
e del gruppo denominato Studio 5 o di un compositore come Emil Viklický o di
un trombettista di valore come Jaromír Hnilicka. E potrei continuare. E
siamo solo all'ex-Cecoslovacchia. Se dobbiamo esplorare nazioni come
Germania, Austria, ecc., per non parlare dello strumentismo fiorente in
Bulgaria, Romania e altre parti dei Balcani e dell'influenza esercitata dal
klezmer nel corso dell'intero secolo. Ornella Rota troppo ha da studiare...
Comunque, congratulazioni ancora per te.
GMG

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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Mario Fragiacomo
2004-04-07 13:46:19 UTC
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Post by Gianni Morelenbaum Gualberto
Caro Mario, complimenti, te li meriti.
Ciò detto, Ornella Rota inanella un bel po' di castronerie.
Innanzitutto, per carità, lasciamo perdere Moni Ovadia che, con tutto il
rispetto, può al massimo aspirare a diventare la Gabriella Ferri in piccolo
della musica ebraica per i non udenti. Fa un po' ridere un sefardita che, in
definitiva, fa il verso a una cultura, quella ashkenazita, che egli conosce
solo di riporto e con non poche zoppìe. Moni Ovadia è, purtroppo, l'icona
dell'intellettuale ebreo così come lo vorrebbero i goyim: egli sta alla
cultura e musica ebraiche come Andrea Camilleri sta alla Sicila: iconografia
di terz'ordine.
Mi fa specie che Ornella Rota parli, con rare eccezioni (Hans Koller, a
sentire lei), di un jazz mitteleuropeo che sarebbe fiorito a partire dagli
anni Settanta. Peggio di un crimine, un errore. Chissà se Ornella Rota sa
documentarsi prima di delineare una storiografia di cui non conosce neanche
i lineamenti, per cui neanche le connessioni, ad esempio, con la musica
accademica di uno Schulhoff, di un Burian o di un Ullmann o di un Martinu,
tanto per dire. Chissà se ha mai sentito nominare un Attila Zoller, ad
esempio. Per rimanere in un ambito più specificamente mitteleuropeo: un Jiri
Stivin, che so. Rudolf Dasek. E vogliamo parlare di Gustav Brom? Se vogliamo
intendere la Mitteleuropa come poteva intenderla Angelo Maria Ripellino o
come la intende Claudio Magris dobbiamo rifarci al percorso del Danubio, che
tocca Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, ex-Jugoslavia e delinea il
confine di Bulgaria e Romania. Pensare che l'autentico jazz mitteleuropeo,
coscientemente tale, nasca negli anni Settanta è pura sciocchezza. Perché al
di là dei modelli americani importati, la ricerca di una via
"mitteleuropea"
Post by Gianni Morelenbaum Gualberto
all'improvvisazione, più che al jazz, è cosa ben meno recente. Lasciando
perdere artisti oggi dimenticati come R. A. Dvorský e Jaroslav Jezek, già in
Cecoslovacchia i primi passi tale improvvisazione li muove nell'immediato
secondo dopoguerra (e prima già la produzione era vasta e varia), basti
pensare a Jan Hammer (padre dell'omonimo tastierita che poi avrebbe
incontrato il successo negli Stati Uniti). Per non parlare di Karel Velebný
e del gruppo denominato Studio 5 o di un compositore come Emil Viklický o di
un trombettista di valore come Jaromír Hnilicka. E potrei continuare. E
siamo solo all'ex-Cecoslovacchia. Se dobbiamo esplorare nazioni come
Germania, Austria, ecc., per non parlare dello strumentismo fiorente in
Bulgaria, Romania e altre parti dei Balcani e dell'influenza esercitata dal
klezmer nel corso dell'intero secolo. Ornella Rota troppo ha da studiare...
Comunque, congratulazioni ancora per te.
GMG
Caro Gianni,
grazie per le congratulazioni. Lo sai bene a caval donato non si guarda in
bocca. L'autore dell'intervista è Ornella Rota. Mi ha telefonato da Roma un
paio di mesi fa perchè doveva scrivere un articolo sul jazz mitteleuropeo
come follow up del Festival "mitteleuropeo" che si è svolto a Roma un po' di
mesi fa. Ne ha fatti 3 di articoli. Questo è il primo il secondo è in uscita
sulla rivista "il carabiniere" e il terzo su una rivista locale meno
importante che non ricordo.
Sicuramente ci sono delle defaillances sull'argomento trattato come
giustamente hai rilevato tu soprattutto per quanto riguarda un po' la base
storica di questo discorso, ma sul periodo attuale (sui musicisti viventi
che operano in questo contesto) non penso abbia dimenticato tanti nomi anche
perchè i nominativi citati glieli ho forniti io: Lojze Krajncan, Zlatko
Kaucic, Bosko Petrovic e Tamara Obrovac ed alcuni li conosco personalmente
per quanto riguarda l'area della Slovenia e della Croazia). Poi spostandosi
più in là Thomasz Stanko, Janos Gonda, Mihaly Borbely, Tony Lakatos, Dusko
Goicovich, Frantisek Uhlir, Pavel Smetacek, Emil Viklicky, Marco Lackner,
Ines Geiger, ecc. ecc.
Per quanto riguarda Moni Ovadia, sicuramente hai centrato il personaggio,
però io non posso sputare nel piatto in cui ho mangiato. Allora se hai per
caso visto l'articolo di Vittorio Franchini (lo scorso mese di marzo)
intitolato "La musica errante" (e la mia bella foto in primo piano con Moni
Ovadia) sulla rivista CLASSIC VOICE avresti detto peste e corna anche del
sottoscritto (forse no). Non è che voglio mettermi in mostra, ma quando tiro
fuori la foto con Moni Ovadia tutti mi fanno gli elogi per aver suonato con
lui e la vogliono pubblicare. Sicuramente fa, come dire, "audience"
pubblicare una sua foto e il fatto che accanto ci sia una "tromba di latta
del ghetto di Praga" a pochi interessa. Lui in fondo è diventato "famoso" in
Italia ed io no.
Dato che l'articolo quindi denota queste gravi lacune (e per fortuna l'anno
intitolato "Trieste crocevia di genti") potresti proporre alla redazione
della rivista un tuo articolo sulla musica mitteleuropea fatto come si deve.
Mi sembra un argomento interessante è sicuramente tu in Italia (che dico....
in Europa) sei un profondo conoscitore.
MF
www.jazzitalia.net/Artisti/MarioFragiacomo.asp




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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Gianni Morelenbaum Gualberto
2004-04-07 14:17:11 UTC
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Post by Mario Fragiacomo
Caro Gianni,
grazie per le congratulazioni. Lo sai bene a caval donato non si guarda in
bocca. L'autore dell'intervista è Ornella Rota. Mi ha telefonato da Roma un
paio di mesi fa perchè doveva scrivere un articolo sul jazz mitteleuropeo
come follow up del Festival "mitteleuropeo" che si è svolto a Roma un po' di
mesi fa. Ne ha fatti 3 di articoli. Questo è il primo il secondo è in uscita
sulla rivista "il carabiniere" e il terzo su una rivista locale meno
importante che non ricordo.
Sicuramente ci sono delle defaillances sull'argomento trattato come
giustamente hai rilevato tu soprattutto per quanto riguarda un po' la base
storica di questo discorso, ma sul periodo attuale (sui musicisti viventi
che operano in questo contesto) non penso abbia dimenticato tanti nomi anche
perchè i nominativi citati glieli ho forniti io: Lojze Krajncan, Zlatko
Kaucic, Bosko Petrovic e Tamara Obrovac ed alcuni li conosco personalmente
per quanto riguarda l'area della Slovenia e della Croazia). Poi spostandosi
più in là Thomasz Stanko, Janos Gonda, Mihaly Borbely, Tony Lakatos, Dusko
Goicovich, Frantisek Uhlir, Pavel Smetacek, Emil Viklicky, Marco Lackner,
Ines Geiger, ecc. ecc.
Per quanto riguarda Moni Ovadia, sicuramente hai centrato il personaggio,
però io non posso sputare nel piatto in cui ho mangiato. Allora se hai per
caso visto l'articolo di Vittorio Franchini (lo scorso mese di marzo)
intitolato "La musica errante" (e la mia bella foto in primo piano con Moni
Ovadia) sulla rivista CLASSIC VOICE avresti detto peste e corna anche del
sottoscritto (forse no). Non è che voglio mettermi in mostra, ma quando tiro
fuori la foto con Moni Ovadia tutti mi fanno gli elogi per aver suonato con
lui e la vogliono pubblicare. Sicuramente fa, come dire, "audience"
pubblicare una sua foto e il fatto che accanto ci sia una "tromba di latta
del ghetto di Praga" a pochi interessa. Lui in fondo è diventato "famoso" in
Italia ed io no.
Dato che l'articolo quindi denota queste gravi lacune (e per fortuna l'anno
intitolato "Trieste crocevia di genti") potresti proporre alla redazione
della rivista un tuo articolo sulla musica mitteleuropea fatto come si deve.
Mi sembra un argomento interessante è sicuramente tu in Italia (che dico....
in Europa) sei un profondo conoscitore.
MF
www.jazzitalia.net/Artisti/MarioFragiacomo.asp
Caro Mario,
Capisco perfettamente che tu faccia "aggio" su Moni Ov adia. Capisco assai
meno (o, invero, capisco benissimo, purtroppo) il successo di un bluff
eclatante come lo stesso Ovadia, diventato oggi "spokesman" dell'intero
ebraismo non solo italiano ma pressoché mondiale per la soddisfazione di
quegli italiani, sempre più spesso colpiti da antisemitismo, che in Ovadia
vedono l'ebreo acquiescente, vagamente lagnoso, fintamente intellettuale,
pronto all'attacco gratuito nei confronti di Israele e, perciò, utile (come
lo sono gli utili idioti) a creare le categorie degli "ebrei buoni" (che
debbono essere soprattutto vittime silenti e umili) e degli "ebrei cattivi"
(tutti gli altri, che notoriamente non vivono in una democrazia, si
divertono a torturare i palestinesi, sono occupanti e carnefici, i cui morti
pesano sempre di meno rispetto a quelli altrui).
A parte questo, Ovadia è un musicista di rango piuttosto basso, un
modestissimo cantante, un attore poco meno che mediocre che s'è appropriato
di una cultura che egli ha copiato senza possedere, visto che è un sefardita
che con il mondo ashkenazita ha avuto a che fare solo attraverso mediazioni.
Egli rifà il verso all'yiddishkeit, il suo è un simulacro culturale cui egli
rimane fondamentalmente estraneo. Gli riconosco di avere contribuito a
diffondere quella stessa yiddishkeit nell'ignorante panorama italico, ma
direi che la sua sia stata un'intuizione che ben presto è diventata puro
strumento d'acquisizione professionale. Dietro di essa vi è notevole
fumosità, nonché un triste gusto per il bluff, per l'atteggiamento
fintamente intellettuale di facciata, per tutto ciò che "fa ebreo" (innocuo)
presso quegli stessi goyim che, in definitiva, disprezzano (o odiano) gli
ebrei e la loro cultura. Ovadia fa dell'ebreo la maschera di un clown
privato del suo pathos, della sua personalità, della sua drammaticità. Lo
riduce a un giullare, l'unico ruolo, in definitiva, che Ovadia sa tessere
con una certa coerenza.

GMG


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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Neo
2004-04-07 19:22:43 UTC
Permalink
"Gianni Morelenbaum Gualberto" <***@uni-bocconi.it> ha scritto
nel messaggio

Ovadia fa dell'ebreo la maschera di un clown
Post by Gianni Morelenbaum Gualberto
privato del suo pathos, della sua personalità, della sua drammaticità. Lo
riduce a un giullare, l'unico ruolo, in definitiva, che Ovadia sa tessere
con una certa coerenza.
GMG
In nuce il meccanismo per cui i popoli di stessa cultura si scannano tra
loro
Alessandro Antonucci
2004-04-08 09:09:14 UTC
Permalink
Post by Gianni Morelenbaum Gualberto
Caro Mario,
Capisco perfettamente che tu faccia "aggio" su Moni Ov adia. Capisco assai
meno (o, invero, capisco benissimo, purtroppo) il successo di un bluff
eclatante come lo stesso Ovadia, diventato oggi "spokesman" dell'intero
ebraismo non solo italiano ma pressoché mondiale per la soddisfazione di
quegli italiani, sempre più spesso colpiti da antisemitismo, che in Ovadia
vedono l'ebreo acquiescente, vagamente lagnoso, fintamente intellettuale,
pronto all'attacco gratuito nei confronti di Israele e, perciò, utile (come
lo sono gli utili idioti) a creare le categorie degli "ebrei buoni" (che
debbono essere soprattutto vittime silenti e umili) e degli "ebrei cattivi"
(tutti gli altri, che notoriamente non vivono in una democrazia, si
divertono a torturare i palestinesi, sono occupanti e carnefici, i cui morti
pesano sempre di meno rispetto a quelli altrui).
A parte questo, Ovadia è un musicista di rango piuttosto basso, un
modestissimo cantante, un attore poco meno che mediocre che s'è appropriato
di una cultura che egli ha copiato senza possedere, visto che è un sefardita
che con il mondo ashkenazita ha avuto a che fare solo attraverso mediazioni.
Egli rifà il verso all'yiddishkeit, il suo è un simulacro culturale cui egli
rimane fondamentalmente estraneo. Gli riconosco di avere contribuito a
diffondere quella stessa yiddishkeit nell'ignorante panorama italico, ma
direi che la sua sia stata un'intuizione che ben presto è diventata puro
strumento d'acquisizione professionale. Dietro di essa vi è notevole
fumosità, nonché un triste gusto per il bluff, per l'atteggiamento
fintamente intellettuale di facciata, per tutto ciò che "fa ebreo" (innocuo)
presso quegli stessi goyim che, in definitiva, disprezzano (o odiano) gli
ebrei e la loro cultura. Ovadia fa dell'ebreo la maschera di un clown
privato del suo pathos, della sua personalità, della sua drammaticità. Lo
riduce a un giullare, l'unico ruolo, in definitiva, che Ovadia sa tessere
con una certa coerenza.
Credo di intuire il suo disagio rispetto al ruolo
assegnato da parte dell'informazione italiana
ad un personaggio come Moni Ovadia, ogniqualvolta
si parla di ebraismo o di Israele.

Mi risulta tuttavia difficile pensare che questo fatto
rifletta una precisa strategia. Forse sono troppo ingenuo,
ma credo che la questione sia semplicemente che Moni Ovadia
(sulle cui qualita' artistiche, condivido i suoi giudizi tiepidi)
riscuote un certo successo, perche' e' uno dei pochissimi,
in un panorama culturale piuttosto desolante, che veicola,
forse distorcendola, ma operando sempre con un certo gusto
ed un'innegabile passione, una tradizione culturale che ai
piu' e' quasi completamente sconosciuta. Questa, assai piu'
che un preciso disegno ideologico, mi sembra la causa della
sua (sovra)esposizione.

D'altronde, se ci fosse una precisa volonta' di
alimentare una contrapposizione buoni/cattivi,
forse vedremmo un interesse particolare dei media
per molti altri ''buoni'' come, tanto per fare
due nomi, forse un po' a casaccio, Manuela Dviri
o Zvi Shuldiner. Personaggi che invece, pur avendo
probabilmente un maggior spessore e posizioni forse
piu' interessanti di un Moni Ovadia, mi pare siano
quasi completamente ignorati dai mezzi di comunicazione.

Un saluto (con simpatia e senza nessun intento polemico).

Alessandro

P.S.
Scusate l'OT
ml
2004-04-08 05:41:01 UTC
Permalink
Chissà se ha mai sentito nominare un Attila Zoller, ....
Semplicemente per dire che sono contento che sia stato citato Attila Zoller.
Un grande chitarrista.
marco
Paolo (ex Sallustio)
2004-04-08 16:11:49 UTC
Permalink
Post by ml
Semplicemente per dire che sono contento che sia stato citato Attila Zoller.
a questo punto per chi non lo conoscesse un buon disco è:

Attila Zoller Quartet
"The Horizon Beyond"
Act 9211
1965

Attila Zoller (g.), Don Friedman (p.), Barre Ohilips (b.), Daniel
Humair (d.)

1. The Horizon Beyond 2. Explorations 3. Blizzards 4. Ictus 5. The Hun
6. Flash Back Two

giusto farlo conoscere.

Salutoni, Paolo
--
Per rispondere in privato togli INVALID dall'indirizzo e-mail.
Paolo.
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