Discussione:
KENNY BARRON AL BLUE NOTE DI MILANO
(troppo vecchio per rispondere)
Bingo
2005-05-10 17:06:19 UTC
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Oggi, domani e dopodomani al Blue Note di Milano uno dei migliori trii in
circolazione (meglio di Jarrett, imho).

Kenny Barron, piano
David Williams, bass
Ben Riley, drums

David Williams ha suonato con Elvin Jones, Steve Grossman e per vent'anni
nel trio di Cedar Walton e Billy Higgins. Bassista solidissimo, timing
esemplare, swing poderoso, eccellente solista. Uno dei bassisti top che si
rifà alla grande tradizioni dei grandi accompagnatori. Insomma uno che fa
suonare bene e supporta i solsiti come meglio non si potrebbe.
Ben Riley è lo storico batterista del quartetto di Thelonius Monk per oltre
quindici anni assieme a Charlie Rouse al sax tenore. Inoltre vanta un
altrettanto illustre sodalizio con Sonny Rollins sfociato nella
registrazione del disco "The Bridge".
Insomma uno che la storia del jazz (moderno) l'ha fatta suonandola.

Per coloro che non hanno mai sentito questi musicisti è un'occasione da non
perdere.
Per tutti quelli che vanno pazzi per Jarrett direi che è l'occasione giusta
per sentire qualcosa di diverso e forse migliore.

Caro Facchi, alza il culo dalla sedia e vai a sentire qualcosa cha ancora
NON hai sentito
(scherzo ma non troppo). Potresti rivedere le tue opinion su Jarrett (ancora
scherzo ma non troppo).

bingo

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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Mario8510
2005-05-10 17:21:03 UTC
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be io non direi che uno è migliore dell'altro sarebbe come dire che Leste
Young era migliore di Coleman Hawkins o viceversa oppure che Joe Venuti era
migliore di Grapelly, ecc.
nel jazz non esiste chi era migliore o peggiore o ecc.
anche perchè sicuramente, ad esempio, a livello tecnico una qualunque terza
tromba delle big band della "Swing Era" era migliore di Chet Baker ma a
livello di improvvisazione, swing, ecc. no di sicuro! non ha alcun senso
fare dei confronti.
Post by Bingo
Oggi, domani e dopodomani al Blue Note di Milano uno dei migliori trii in
circolazione (meglio di Jarrett, imho).
Kenny Barron, piano
David Williams, bass
Ben Riley, drums
David Williams ha suonato con Elvin Jones, Steve Grossman e per vent'anni
nel trio di Cedar Walton e Billy Higgins. Bassista solidissimo, timing
esemplare, swing poderoso, eccellente solista. Uno dei bassisti top che si
rifà alla grande tradizioni dei grandi accompagnatori. Insomma uno che fa
suonare bene e supporta i solsiti come meglio non si potrebbe.
Ben Riley è lo storico batterista del quartetto di Thelonius Monk per oltre
quindici anni assieme a Charlie Rouse al sax tenore. Inoltre vanta un
altrettanto illustre sodalizio con Sonny Rollins sfociato nella
registrazione del disco "The Bridge".
Insomma uno che la storia del jazz (moderno) l'ha fatta suonandola.
Per coloro che non hanno mai sentito questi musicisti è un'occasione da non
perdere.
Per tutti quelli che vanno pazzi per Jarrett direi che è l'occasione giusta
per sentire qualcosa di diverso e forse migliore.
Caro Facchi, alza il culo dalla sedia e vai a sentire qualcosa cha ancora
NON hai sentito
(scherzo ma non troppo). Potresti rivedere le tue opinion su Jarrett (ancora
scherzo ma non troppo).
bingo
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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Neo
2005-05-10 19:01:56 UTC
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Post by Bingo
Per tutti quelli che vanno pazzi per Jarrett direi che è l'occasione giusta
per sentire qualcosa di diverso e forse migliore.
Credo che questo sia uno dei tuoi maggiori limiti, pensare la musica per
gerarchie, per classifiche. Qual'è il metro per stabilirer che il trio di
Barron sia meglio del trio di Jarrett? In senso assoluto poi...
Fra l'altro e non del tutto a margine, i due sono talmente diversi da non
poter essere nemmeno paragonabili.
La mia opinione è che Barron sia uno dei più grandi pianisti viventi, ma
personalmente lo considero un grandissimo accompagnatore, mentre il suo
solismo non mi ha mai entusiasmato; non certo per un suo limite, ma per la
mia propensione ad un tipo di fraseggio del tutto diverso.

Comunque è un fatto che Cowell sia meglio di Barron
bingo
2005-05-10 19:50:45 UTC
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Apprezzo molto Stanley Cowell. Kenny Barron forse lo apprezzo di più.
E' certamente vero che Kenny Barron è un grande accompagnatore.
E' altrettanto vero che è altrettanto grande solista, imho.
Se non sei d'accordo non cercherò di convincerti ma ti invito a riascoltarlo
meglio.
Il pianismo di Barron è fortunatamente totalmente diverso da quell di
Jarrett e lo preferisco,
Jarrett è sicuramente stato un grande pianista ma tutte queste giaculatorie
sui suoi sospiri e sul suo divismo mi hanno stufato e non da oggi.
Il suo trio ha stufato e il suo ultimo disco mi sembra una sega mentale
tanto presuntuosa quanto inutile.
Possibile che non sappiate imbastire discorsi di un certo spessore e
consistenza se non su Jarrett e Metheny. Ammesso che parlando dei due si
possa accettare il termine consistenza. Infatti i due sono speculari: la
classe media americana di provincia. Uno in Pennsylvania e l'altro nel
Missouri. Bianchi per di più !!!
Tutto quì quello che avete da dire. Leggete un po meno Repubblica e pensate
un po di più con la vostra testa. Ammesso che ne abbiate una. In fondo siete
solo succubi de mass media e certamente non dei migliori.
Come mai non alzate il culo dalla sedia per andare a sentire George Cables e
invece siete sempre quì a menar il can per l'aia sui soliti due.
Questo divismo da Novella 2000 sul jazz ha veramente rotto !!!





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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Neo
2005-05-10 19:54:26 UTC
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Post by bingo
Possibile che non sappiate imbastire discorsi di un certo spessore
Apprezzo che tu mi dia del voi.
chet73
2005-05-11 10:28:03 UTC
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Post by Neo
Post by bingo
Possibile che non sappiate imbastire discorsi di un certo spessore
Apprezzo che tu mi dia del voi.
... e soprattutto smettila di leggere solo Repubblica perché in Italia ci
sono tanti altri buoni quotidiani come ad esempio, La Padania, Libero, il
Giornale ecc. :-)

M.

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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Antonio323
2005-05-11 09:37:59 UTC
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Post by bingo
Possibile che non sappiate imbastire discorsi di un certo spessore e
consistenza se non su Jarrett e Metheny.
cut
Tutto quì quello che avete da dire. Leggete un po meno Repubblica e >pensate
un po di più con la vostra testa. Ammesso che ne abbiate una. In fondo >siete
solo succubi de mass media e certamente non dei migliori.
Come mai non alzate il culo dalla sedia per andare a sentire George >Cables e
invece siete sempre quì a menar il can per l'aia sui soliti due.
invece siete sempre quì a menar il can per l'aia sui soliti due.
Questo divismo da Novella 2000 sul jazz ha veramente rotto !!!
si, appunto, a chi stai parlando ??
Il paragone da Novella2000, invero poco felice, tra Barron e Jarrett sei
tu che l'hai proposto.

A.
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ***@newsland.it
dipa
2005-05-11 11:21:38 UTC
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Post by bingo
Apprezzo molto Stanley Cowell. Kenny Barron forse lo apprezzo di più.
E' certamente vero che Kenny Barron è un grande accompagnatore.
[cut]
boh io adoro Barron e adoro Jarrett... c'e' qualcosa di male in questo?
--
dipa
bingo
2005-05-11 11:53:22 UTC
Permalink
Post by dipa
boh io adoro Barron e adoro Jarrett... c'e' qualcosa di male in questo?
--
dipa
Non c'è niente di male ovviamente. Sta di fatto che si parla solo e sempre
di Jarrett sia su questo NG che sulla stampa. Vedi Repubblica per l'appunto.



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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Emanuele P
2005-05-11 12:03:29 UTC
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Post by bingo
Non c'è niente di male ovviamente. Sta di fatto che si parla solo e sempre
di Jarrett sia su questo NG che sulla stampa. Vedi Repubblica per l'appunto.
La Repubblica non e' un giornale di musica, ma di notizie generali.
Trova altri esempi.

E
Emanuele P
2005-05-11 11:49:37 UTC
Permalink
Post by bingo
Questo divismo da Novella 2000 sul jazz ha veramente rotto !!!
Se ti sei rotto, levati dai coglioni e non pensarci piu'.
(tanto per rimanere sul TUO livello di conversazione)

E
Rob
2005-05-12 23:15:19 UTC
Permalink
Sono daccordo con te! Finalmente sento qualcuno che non prende Jarrett
per oro colato come oramai fanno tutti.
Al di la del confronto con Kenny Barron confronto molto ostico e che anche
con trascrizioni alla mano
ci evidenzierebbe due linguaggi e due modi di intendere il piano trio cmq
molto distanti tra loro
rimane valida secondo me la tua osservazione sul personaggio Jarrett.
Oh rimane fuor di discussione che quello che jarrett è riuscito a dire nel
jazz moderno attraverso il piano trio
ha un'importanza indiscutibilmente enorme
MA la cosa che più mi lascia interdetto quando ascolto o guardo jarrett
è l'atteggiamento il modo che ha di rapportarsi allo strumento e
all'improvvisazione jazzistica.
L'autocompiacimento, il narcisismo il suo contorcersi con urletti intonati,
il continuo sbraitare, le alzate e risedute continue sullo sgabello
che accompagnano ogni sua esecuzione consentitemelo hanno letteralmente
SPACCATO I COGLIONI!
Da un lato quello che esce dal suo pianoforte è un suono meraviglioso
controllato dal punto di vista timbrico, di pronuncia, fraseggio
e con un controllo ritmico metrico senza dubbio unici ma mai mai è possibile
ascoltare solo il suo pianoforte
..acoltare jarrett è come ascoltare due persone in un colpo solo.......il
grande pianista........e contemporaneamente
un idiota imbecille che emette suoni inconsulti.......bah!
La cosa paradossale è che jarrett ha delle richieste e atteggiamenti per la
preparazione dei suoi concerti che sono a metà strada tra la superstar pop e
il grande pianista classico....per esempio a Umbria Jazz ha richiesto dopo
prove estenuanti del
pianoforte che lo strumento venisse inclinato di 4 gradi dopo ore di prove
di posizionamento dello strumento, chiede di provare più pianoforti è
esigentissimo fino alla stupidità nelle richieste agli
accordatori...........insomma tutta sta pantomima per poi non dar modo a chi
lo ascolta di apprezzare queste accortezze dato che durante il concerto
questi dettagli saranno inesorabilmente nascosti dal suo ghignare e
gorgogliare
continuo. Ultimamente quando lo ascolto non riesco più ad
apprezzarlo.......subentra in me il voltastomaco per questo suo
atteggiamento
veramente odioso e infantile....sembra che ad ogni nota si dica a se e al
pubblico "come sono braaavooo.......che fenomeno che sono"
Preferisco allora il grande e mai sufficientemente compianto Petrucciani,
forse non avrà detto quello che ha detto jarrett ma
in quanto a dignità e sobrietà etico-artistica jarrett avrebbe molto da
imparare da lui.
Post by bingo
Apprezzo molto Stanley Cowell. Kenny Barron forse lo apprezzo di più.
E' certamente vero che Kenny Barron è un grande accompagnatore.
E' altrettanto vero che è altrettanto grande solista, imho.
Se non sei d'accordo non cercherò di convincerti ma ti invito a riascoltarlo
meglio.
Il pianismo di Barron è fortunatamente totalmente diverso da quell di
Jarrett e lo preferisco,
Jarrett è sicuramente stato un grande pianista ma tutte queste giaculatorie
sui suoi sospiri e sul suo divismo mi hanno stufato e non da oggi.
Il suo trio ha stufato e il suo ultimo disco mi sembra una sega mentale
tanto presuntuosa quanto inutile.
Possibile che non sappiate imbastire discorsi di un certo spessore e
consistenza se non su Jarrett e Metheny. Ammesso che parlando dei due si
possa accettare il termine consistenza. Infatti i due sono speculari: la
classe media americana di provincia. Uno in Pennsylvania e l'altro nel
Missouri. Bianchi per di più !!!
Tutto quì quello che avete da dire. Leggete un po meno Repubblica e pensate
un po di più con la vostra testa. Ammesso che ne abbiate una. In fondo siete
solo succubi de mass media e certamente non dei migliori.
Come mai non alzate il culo dalla sedia per andare a sentire George Cables e
invece siete sempre quì a menar il can per l'aia sui soliti due.
Questo divismo da Novella 2000 sul jazz ha veramente rotto !!!
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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
facchi.jazz
2005-05-11 13:06:03 UTC
Permalink
Post by Bingo
Oggi, domani e dopodomani al Blue Note di Milano uno dei migliori trii in
circolazione (meglio di Jarrett, imho).
Kenny Barron, piano
David Williams, bass
Ben Riley, drums
Ciao Sergio.
Meglio o peggio non lo so. So che questo è un grande trio che ascoltai,
pensa un po' proprio a New York nell'estate del 1995 all'aperto. Ho anche
delle foto e il suo autografo che custodisco gelosamente.
Post by Bingo
Per coloro che non hanno mai sentito questi musicisti è un'occasione da non
perdere.
lo penso anch'io, per chi può...
Post by Bingo
Per tutti quelli che vanno pazzi per Jarrett direi che è l'occasione giusta
per sentire qualcosa di diverso e forse migliore>
Caro Facchi, alza il culo dalla sedia e vai a sentire qualcosa cha ancora
NON hai sentito
(scherzo ma non troppo). Potresti rivedere le tue opinion su Jarrett (ancora
scherzo ma non troppo).
bingo
Dai Sergio, scherzo o non scherzo, sono i soliti discorsi triti e ritriti
che abbiamo fatto mille volte. Non c'è nulla da rivedere semplicemente
perché sono due musicisti che hanno pochissimo a che fare tra loro sotto
quasi ogni punto di vista. Non capisco perché ti intestardisci con certi
confronti alla ricerca di un migliore e peggiore di non si sa bene che cosa.
Rimango della mia idea: quando ho voglia di pizza mangio la pizza, quando ho
voglia di torta mangio la torta...

a riciao

Facchi



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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
dipa
2005-05-12 23:41:49 UTC
Permalink
Post by Bingo
Oggi, domani e dopodomani al Blue Note di Milano uno dei migliori trii in
circolazione (meglio di Jarrett, imho).
Kenny Barron, piano
David Williams, bass
Ben Riley, drums
Sono appena tornato. Gigantesco. Comprimari IMHO non troppo all'altezza,
soprattutto Riley.

Softly As in a Morning Sunrise (mi ha letteralmente spostato)
Phantoms (composizione di Williams a quanto ho capito)
<non lo so> (un latin comunque)
Song For Abdullah (piano solo)
'Round Midnight (da brividi)
Someday My Prince Will Come
Well You Needn't
Blue Monk (piano solo)

Ecco con blue monk in piano solo che e' durata circa 3 minuti, ho capito
definitivamente l'imparagonabilita' con Jarrett.
--
dipa
bingo
2005-05-13 08:55:45 UTC
Permalink
Post by dipa
Post by Bingo
Oggi, domani e dopodomani al Blue Note di Milano uno dei migliori trii in
circolazione (meglio di Jarrett, imho).
Kenny Barron, piano
David Williams, bass
Ben Riley, drums
Sono appena tornato. Gigantesco. Comprimari IMHO non troppo all'altezza,
soprattutto Riley.
Softly As in a Morning Sunrise (mi ha letteralmente spostato)
Phantoms (composizione di Williams a quanto ho capito)
Phantoms è una composizione di Kenny Barron.

Orfeo Negro di Luis Bonfa
Oklahoma
Body and Soul
altri pezzi suonati nel primo set.

a me Riley è sembrato molto all'altezza. Controllo delle dinamiche e dei
volumi micidiale.
David Williams è la new entry e non mi sembra ancora del tutto familiare con
il repertorio.
Comunque eccellente.
Post by dipa
Song For Abdullah (piano solo)
'Round Midnight (da brividi)
Someday My Prince Will Come
Well You Needn't
Blue Monk (piano solo)
Ecco con blue monk in piano solo che e' durata circa 3 minuti, ho capito
definitivamente l'imparagonabilita' con Jarrett.
--
dipa
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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Luca Conti
2005-05-13 15:15:33 UTC
Permalink
Post by dipa
Sono appena tornato. Gigantesco. Comprimari IMHO non troppo all'altezza,
soprattutto Riley.
Io sono andato mercoledì. Concerto di buon livello, non straordinario,
con Barron che ogni tanto inseriva il pilota automatico (il secondo
set, peraltro, è stato di gran lunga superiore, anche se di frontei a
un pubblico davvero esiguo).

Insomma, una piacevolissima serata da club. Però non riesco a
togliermi dalla testa, e non da oggi, che Barron sia un po' sprecato
in un ruolo del genere. L'ultima volta che l'avevo sentito in trio
(una decina d'anni fa, a Firenze, con Ray Drummond e Ben Riley), mi
era parso un po' più concentrato. L'altra sera, invece, tendeva qua e
là a debordare.

Il George Cables sentito qualche settimana fa a Bollate (con Essiet
Essiet e Victor Lewis) mi è sembrato, a parità di condizioni, ben più
efficace e, come dire, meno "decorativo". Può anche darsi, in effetti,
che la differenza la faccia Victor Lewis (e, a guardar bene, Lewis la
differenza la faceva parecchi anni fa anche con Barron, come
testimonia un vecchio Cd della Reservoir in cui c'era anche Rufus
Reid): con tutto il rispetto e l'affetto per un grande batterista come
Riley, che è sempre un piacere trovarsi davanti.

Williams mi è piaciuto molto, anche se tende a suonare sempre il
medesimo assolo su ogni brano. Non credo che un veterano come lui
abbia poca dimestichezza col repertorio, visto che Barron ha suonato
al 95% un repertorio da fake book (body & soul, softly as in a
morning, lover man, surrey with the fringe, there will never be
another you, 'round midnight eccetera, insomma gli standard che più
standard non si può).

Che poi, si fa tanto per spaccare il capello in quattro, eh.



Ciao, Luca
LC

http://jazzthetic.splinder.com/
dipa
2005-05-13 15:29:18 UTC
Permalink
Post by Luca Conti
Insomma, una piacevolissima serata da club. Però non riesco a
togliermi dalla testa, e non da oggi, che Barron sia un po' sprecato
in un ruolo del genere.
su questo sono totalmente d'accordo.
--
dipa
bingo
2005-05-14 09:07:10 UTC
Permalink
Post by dipa
Post by Luca Conti
Insomma, una piacevolissima serata da club. Però non riesco a
togliermi dalla testa, e non da oggi, che Barron sia un po' sprecato
in un ruolo del genere.
su questo sono totalmente d'accordo.
--
dipa
C'ero sia mercoledi che giovedi. Il primo set di mercoledi Barron mi è
sembrato, come giustamente rileva Luca Conti, non particolarmente into the
groove. Molto meglio il secondo set dove ad un certo punto è scattata la
scintilla e la musica si è improvvisamente incendiata.

Giovedi la musica pur all'interno dello stesso repertorio e con solo qualche
variazione è sembrata decisamente migliore fin dall'inizio. In somma jazz
d'alto livello.

La musica di George Cables a cui Conti si riferisce l'ho sentita diverse
volte nel mese di marzo e in diversi contesti. Concordo con quello che Luca
dice con l'aggiunta che Cables scrive delle bellissime composizioni che
hanno una personalità e un'originalità, sempre all'interno di una concezione
tipicamente nera del jazz di stampo post modale, insospettabile.
Francamente quest'aspetto della personalità di George Cables mi era sfuggito
o, molto più probabilmente, è improvvisamente giunto a maturazione.

Se capita George dalle vostre parti non perdetelo perchè perdereste qualcosa
di significativo, molto. Fra l'altro il mite George ha dei serissimi
problemi di salute. Deve fare la dialisi un giorno si e un giorno no. Credo
che la musica che produce in questi ultimi tempi dovrebbe essere documentata
perchè è un arrichimento del jazz di questi anni e di tutti i tempi.
Vedere un così grande musicista che si presenta come persone assolutamente
mite, affabile, disponibile, alla mano e priva di capricci di qualsiasi
tipo, che fra l'altro sa anche parlare al pubblico in un italiano tanto
stentato quanto simpatico, fa non solo tenerezza ma stringe il cuore.
Chi tutto e chi niente. Meriterebbe molto di più.




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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
dipa
2005-05-14 11:22:50 UTC
Permalink
Post by bingo
Vedere un così grande musicista che si presenta come persone assolutamente
mite, affabile, disponibile, alla mano e priva di capricci di qualsiasi
tipo, che fra l'altro sa anche parlare al pubblico in un italiano tanto
stentato quanto simpatico, fa non solo tenerezza ma stringe il cuore.
Chi tutto e chi niente. Meriterebbe molto di più.
pensa che dopo il concerto (eravamo quattro gatti) gli ho anche chiesto
dei consigli su come sviluppare i block chords :)
E' stato disponibilissimo e gentile (non contando il fatto che mi ha
dato delle dritte niente male :) )
Lontano da ogni polemica, credo che un Jarrett non l'avrebbe mai fatto ;)
--
dipa
Emanuele P
2005-05-14 12:52:36 UTC
Permalink
Post by dipa
Lontano da ogni polemica, credo che un Jarrett non l'avrebbe mai fatto ;)
Aridaje.
Non ha senso fare paragoni di questo tipo.

E
bingo
2005-05-14 14:19:28 UTC
Permalink
Post by Emanuele P
Post by dipa
Lontano da ogni polemica, credo che un Jarrett non l'avrebbe mai fatto ;)
Aridaje.
Non ha senso fare paragoni di questo tipo.
caro Passerini,

sei proprio sicuro che non abbia senso ???
Jarret t lo vedresti con il cannocchiale, forse!!
Inavvicinabile e inarrivabile com'é.
George Cables è invece lì che parla con tutti con il suo sorriso amabile e
serafico e non si sottrae dal dare consigli, se richiesti, a un collega.
La differenza è evidente e un senso, profondo, ce l'ha.



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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Emanuele P
2005-05-14 16:03:52 UTC
Permalink
Post by bingo
Jarret t lo vedresti con il cannocchiale, forse!!
Inavvicinabile e inarrivabile com'é.
George Cables è invece lì che parla con tutti con il suo sorriso amabile e
serafico e non si sottrae dal dare consigli, se richiesti, a un collega.
La differenza è evidente e un senso, profondo, ce l'ha.
Sì ma non ha senso paragonare la grandezza di un artista con la sua più o
meno grande disponibilità a "scendere" dall'Olimpo e parlare con la gente
comune. Un artista resta grande o piccolo per quello che fa, non per come si
comporta.

E
bingo
2005-05-14 17:14:59 UTC
Permalink
Post by Emanuele P
Post by bingo
Jarret t lo vedresti con il cannocchiale, forse!!
Inavvicinabile e inarrivabile com'é.
George Cables è invece lì che parla con tutti con il suo sorriso amabile e
serafico e non si sottrae dal dare consigli, se richiesti, a un collega.
La differenza è evidente e un senso, profondo, ce l'ha.
Sì ma non ha senso paragonare la grandezza di un artista con la sua più o
meno grande disponibilità a "scendere" dall'Olimpo e parlare con la gente
comune. Un artista resta grande o piccolo per quello che fa, non per come si
comporta.
E
Se giudichiamo un artista da quanto riesce a farsi pagare, da quanti dischi
vende, dall'audience e dagli articoli sui giornali George Cables
semplicemente non esiste in rapporto a Jarrett o Metheny sul piano
commerciale.
Metheny ad un seminario a Ravenna una ventina d'anni fa concedeva ad ogni
allievo di fare un pezzo assieme a lui dopodichè gli dava dei suggerimenti
fino a quando non tocco a Condorelli al quale Pat disse non ho nulla da
insegnarti, vai benissimo, sei già un professionista.
Questo per dire come spesso la "mitologia" che avvolge il personaggio
impedisca di vederne fino in fondo i reali meriti, e anche qualche demerito,
così come la mancanza di "alone mitologico" impedisce di vedere i reali
meriti di altri che non sono famosi ma artisticamente sono anche più bravi.
Davis era uno scorbutico con i rompiballe o le persone che non apprezzava.
L'ho visto ad Umbria Jazz conversare amenamente con l'autista, un gigante da
100 kg, di boxe e mandare a quel paese qualche giornalista.

Se giudichiamo dalla qualità, spessore e profondità della musica
personalmente trovo molto più interessante George Cables che di alone
mitologico non ne ha. Credo che qualcuno che si arroga il compito della
mediazione e informazione culturale in campo jazzistico e che scrive sulla
stampa a larga diffusione o specializzata, e non scomodiamo i "ciritici",
qualche domanda se la dovrebbe porre. Ammesso, ma non credo, che abbia
l'umiltà di riconoscere una verità che è alla portata di qualsiasi orecchio.





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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Il dritto di Chicago
2005-05-14 14:58:40 UTC
Permalink
Post by Emanuele P
Non ha senso fare paragoni di questo tipo.
Beh no, questo no. Sul piano musicale non si possono fare classifiche
(piu' che paragoni) ma sul piano umano si possono fare eccome. Il fatto
che una persona sia gentile e disponibile piuttosto che scorbutica credo
che vada aldila' della sua dimensione artistica.
--
Sugar Bing
Emanuele P
2005-05-14 16:01:52 UTC
Permalink
Post by Il dritto di Chicago
Post by Emanuele P
Non ha senso fare paragoni di questo tipo.
Beh no, questo no. Sul piano musicale non si possono fare classifiche
(piu' che paragoni) ma sul piano umano si possono fare eccome. Il fatto
che una persona sia gentile e disponibile piuttosto che scorbutica credo
che vada aldila' della sua dimensione artistica.
Ok, ma non ha senso dire questo è meglio quello è peggio.
Se Jarrett è scorbutico è perchè è fatto così e basta. Se non lo fosse
magari sarebbe completamente differente, anche sul piano artistico. Ognuno è
fatto a modo suo, positivo o negativo che sia. E agli artisti è concesso
essere quello che vogliono essere.
Miles Davis se non fosse stato un gran scorbutico insopportabile non sarebbe
stato così grande. (ma non giustifico la "scorbuticaggine", sia chiaro!)

E
Il dritto di Chicago
2005-05-14 16:19:59 UTC
Permalink
Post by Emanuele P
Ok, ma non ha senso dire questo è meglio quello è peggio.
Sisi, naturalmente su questo apri una porta sfondata. :)
--
Sugar Bing
Rob
2005-05-14 22:02:36 UTC
Permalink
Beh no, questo no. Sul piano musicale non si possono fare classifiche
(piu' che paragoni) ma sul piano umano si possono fare eccome. Il fatto
che una persona sia gentile e disponibile piuttosto che scorbutica credo
che vada aldila' della sua dimensione artistica.
--
Sugar Bing

Il lato umano di un'artista è importante , la disponibilità e l'umiltà
con la quale si relazionano certi artisti anche di alto livello è sempre una
dote stupenda che ammiro tantissimo.
Dobbiamo però saper scindere il valore artistico da quello umano se vogliamo
fare un'analisi oggettiva della produzione artistica di un musicista anche
se l'artista è una persona e come tale per chi ci ha a che fare è l'insieme
del lato artistico con quello caratteriale.....(ed è vero che anche ad alti
livelli capita che certi validi musicisti ma dal carattere intrattabile
vengano lasciati a casina loro).
Nel caso di Jarrett io però volevo puntare l'accento più che sul suo essere
"artista montato" su un particolare che è collegato a questo.
Precedentemente avevo lasciato un messaggio volutamente provocatorio
sull'approccio che ha jarrett allo strumento e all'improvvisazione volevo
sapere
cosa ne pensavate.
Scusate se lo ripropongo.

"Al di la del confronto con Kenny Barron confronto molto ostico e che anche
con trascrizioni alla mano ci evidenzierebbe due linguaggi e due modi di
intendere il piano trio cmq molto distanti tra loro rimane valida secondo
me la tua osservazione sul personaggio Jarrett.
Oh rimane fuor di discussione che quello che jarrett è riuscito a dire nel
jazz moderno attraverso il piano trio ha un'importanza indiscutibilmente
enorme
MA la cosa che più mi lascia interdetto quando ascolto o guardo jarrett
è l'atteggiamento il modo che ha di rapportarsi allo strumento e
all'improvvisazione jazzistica.
L'autocompiacimento, il narcisismo il suo contorcersi con urletti intonati,
il continuo sbraitare, le alzate e risedute continue sullo sgabello
che accompagnano ogni sua esecuzione consentitemelo hanno letteralmente
SPACCATO I COGLIONI!
Da un lato quello che esce dal suo pianoforte è un suono meraviglioso
controllato dal punto di vista timbrico, di pronuncia, fraseggio
e con un controllo ritmico metrico senza dubbio unici ma mai mai è possibile
ascoltare solo il suo pianoforte
..acoltare jarrett è come ascoltare due persone in un colpo solo.......il
grande pianista........e contemporaneamente
un idiota imbecille che emette suoni inconsulti.......bah!
La cosa paradossale è che jarrett ha delle richieste e atteggiamenti per la
preparazione dei suoi concerti che sono a metà strada tra la superstar pop e
il grande pianista classico....per esempio a Umbria Jazz ha richiesto dopo
prove estenuanti del pianoforte che lo strumento venisse inclinato di 4
gradi
dopo ore di provedi posizionamento dello strumento, chiede di provare più
pianoforti è esigentissimo fino alla stupidità nelle richieste agli
accordatori...........insomma tutta sta pantomima per poi non dar modo a chi
lo ascolta di apprezzare queste accortezze dato che durante il concerto
questi dettagli saranno inesorabilmente nascosti dal suo ghignare e
gorgogliare continuo. Ultimamente quando lo ascolto non riesco più ad
apprezzarlo.......subentra in me il voltastomaco per questo suo
atteggiamento veramente odioso e infantile....sembra che ad ogni nota si
dica a se e al
pubblico "come sono braaavooo.......che fenomeno che sono"
Preferisco allora il grande e mai sufficientemente compianto Petrucciani,
forse non avrà detto quello che ha detto jarrett ma
in quanto a dignità e sobrietà etico-artistica jarrett avrebbe molto da
imparare da lui."
Rob
facchi.jazz
2005-05-15 09:52:22 UTC
Permalink
Post by Rob
Il lato umano di un'artista è importante , la disponibilità e l'umiltà
con la quale si relazionano certi artisti anche di alto livello è sempre una
dote stupenda che ammiro tantissimo.
Dobbiamo però saper scindere il valore artistico da quello umano se vogliamo
fare un'analisi oggettiva della produzione artistica di un musicista anche
se l'artista è una persona e come tale per chi ci ha a che fare è l'insieme
del lato artistico con quello caratteriale.....(ed è vero che anche ad alti
livelli capita che certi validi musicisti ma dal carattere intrattabile
vengano lasciati a casina loro).
Nel caso di Jarrett io però volevo puntare l'accento più che sul suo essere
"artista montato" su un particolare che è collegato a questo.
Precedentemente avevo lasciato un messaggio volutamente provocatorio
sull'approccio che ha jarrett allo strumento e all'improvvisazione volevo
sapere
cosa ne pensavate.
Scusate se lo ripropongo.
Premesso che le "valutazioni oggettive" sono una chimera in musica (da
ingegnere ho sempre trovato a dir poco leggero, ingenuo, se non addirittura
fuorviante, tentare di applicare sedicenti criteri di valutazione oggettiva,
tipici delle cosiddette "scienze esatte", a materie come l'arte e la musica,
in cui certo approccio pseudo razionalistico rivela quasi sempre uno scarso
significato, o comunque incompleto), rilevo che confondere "etica" con
"estetica" è esercizio tipico di chi forse non ha idee chiarissime sulla
musica e sull'arte.
La disponibilità e il buon carattere non hanno alcuna relazione con la
qualità artistica, altrimenti jazzisti come Charlie Parker e Chet Baker,
tanto per citare due a caso, andrebbero buttati nella spazzatura, cosa che
credo in pochi oserebbero seriamente fare. Certo, non tutti sono come Louis
Armstrong , musicista, artista e comunicatore di livello assoluto, pressoché
unico nella storia del Jazz, ma tant'è e occorre saperlo accettare senza
condizionare eccessivamente il proprio giudizio.
Purtroppo, in generale osservo intorno al jazz un ambiente di persone che
sotto una veste snob da pseudo-intenditori rivela un moralismo borghese e
bacchettone di bassa lega misto ad un approccio pseudo ideologico, che
spesso obnubila il giudizio sulla musica che si crede di conoscere ed amare.
Scusate la franchezza, ma credo che un po' più di consapevolezza critica in
questo senso da parte di tutti non guasterebbe.

RIguardo alle cose scritte su Jarrett sono, almeno per quel che mi riguarda,
la solita accozzaglia di luoghi comuni e banalità del tipo sopra scritto che
non meritavano e non meritano alcun particolare commento. Per questo non ero
intervenuto.
Ne abbiamo viste scritte a iosa per anni su questi schermi e non aggiungono
in realtà nulla a quanto già si è a suo tempo detto.
Purtroppo il livello medio critico su Jarrett a distanza di decenni noto
essere ancora fermo ai suoi contorcimenti ai suoi mugolii e alle sue
bizzarrie comportamentali e la cosa curiosa è che è quel che si trova
scritto quasi sempre su certi giornali che esercitano una critica "contro" e
ideologica a priori nel confronti dell'artista. Sono gli stessi, oggi
attempati, che dichiaravano negli anni '70 che Stan Getz, Paul Desmond,
Gerry Mulligan e Dave Brubeck erano musicisti borghesi da gettare nella
spazzatura. Oggi, rispetto ad allora, nei loro scritti su Jarrett ritrovo
solo la stessa profonda faziosa ignoranza in fatto di musica e di jazz.
Questo è il vero guaio.

Piuttosto sarebbe il caso di rilevare che, proprio sul piano musicale, negli
ultimi tempi la vena creativa del musicista sembra essersi notevolmente
affievolita. In Trio l'ultimo disco veramente interessante e creativo
prodotto è "Always let me go", registrato nel 2001 e le sue ultime prove in
piano solo che ho avuto modo di ascoltare mostrano un artista sempre più
"isolato" in una ricerca musicale ormai quasi del tutto "privata", raccolta
su se stessa, che sembra non volersi neppure più porsi il problema di
"comunicare" la propria arte. Quasi un controsenso, ma forse non del tutto,
perché ho l'impressione sia proprio una scelta, che personalmente non
apprezzo moltissimo sul piano dei risultati musicali, al di là del jazz o
non jazz.
Non saprei bene che dire, la cosa andrebbe lungamente dibattuta, ma
onestamente non cambierei alcun disco in piano solo di Jarrett degli anni'70
con quelli registrati nell'ultimo ventennio. La sintesi di allora era assi
più interessante, innovativa e creativa di quella di oggi, sempre a mio modo
di vedere, ovviamente.
Ho l'impressione che l'artista abbia fatto il suo tempo, anche se il
pianista e il musicista rimangono nella loro pienezza.
Detto questo mi piacerebbe che qualcuno usasse altrettanta severità critica
nel valutare un Cecil Taylor o un Tyner che, almeno per quel che mi
riguarda, non aggiungono molto sul piano innovativo alla loro produzione
discografica da molto più tempo rispetto a Jarrett, eppure nessuno se ne
lamenta, anzi...
Temo che certo "scarto critico" sia condizionato dall'enorme successo di
pubblico di Jarrett e che questo sia tema di invidia di più di un
personaggio del suddetto ambiente. Spero di sbagliarmi, ma temo sia proprio
così, conoscendo certe "teste".

Non commento invece certe battute tra il valore musicale di un George Cables
(peraltro nel suo giusto contesto grande pianista) e di un Jarrett perché li
trovo semplicemente incommentabili sotto qualsiasi punto di vista si voglia
ragionare. Le prendo per quel che valgono, ossia come battute.

saluti a tutti e buona domenica a tutti

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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
gio
2005-05-15 11:05:07 UTC
Permalink
Post by facchi.jazz
Detto questo mi piacerebbe che qualcuno usasse altrettanta severità critica
nel valutare un Cecil Taylor o un Tyner che, almeno per quel che mi
riguarda, non aggiungono molto sul piano innovativo alla loro produzione
discografica da molto più tempo rispetto a Jarrett, eppure nessuno se ne
lamenta, anzi...
Verissimo. Ma quando sento "Spur of the Moment" non riesco a stare sulla sedia.
La questione dell'innovazione è sicuramente spinosa. Ma c'è un "obbligo" all'innovazione? McCoy forse non si è spinto (con Coltrane) talmente avanti, da aver toccato i propri limiti? (artistici, umani) Magari ora vuole solo invecchiare in pace. E senza troppe concessioni al pubblico pagante (Naima al concerto non l'ho sentita!)
ciao
gio
Luca Conti
2005-05-15 12:50:19 UTC
Permalink
Post by gio
McCoy forse non si è spinto (con Coltrane) talmente avanti, da aver toccato i propri limiti? (artistici, umani)
Non direi che sia proprio così. Tyner ha lasciato il quartetto di
Coltrane ben quarant'anni fa, e gran parte della sua importanza nella
storia del jazz è legata a quel che ha fatto dal 1965 a oggi.



Ciao, Luca
LC

http://jazzthetic.splinder.com/
bingo
2005-05-18 11:32:48 UTC
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Post by facchi.jazz
Detto questo mi piacerebbe che qualcuno usasse altrettanta severità critica
nel valutare un Cecil Taylor.
Per quello che mi riguarda Taylor ha rotto da decenni !!!

o un Tyner che, almeno per quel che mi
Post by facchi.jazz
riguarda, non aggiungono molto sul piano innovativo alla loro produzione
discografica da molto più tempo rispetto a Jarrett, eppure nessuno se ne
lamenta, anzi...
Con tutto il rispetto per Jarrett credo che lo stesso sia in qualche modo,
nelle sue escursioni modali, debitore di ciò che ha fatto Tyner sia con
Coltrane che con i suoi dischi in trio per la Impulse che con la sua
attività di sideman e leader per la Blue Note fra cui il fondamentale The
Real McCoy.
Tyner è uno dei pianisti più influenti, un vero caposcuola, del pianismo
post bop e del jazz di tutti i tempi.
Negli ultimi anni ha alternato prove discontinue alternando degli splendidi
concerti come quello del Blue Note di un paio d'anni fa con Eric Harland
alla batteria e quello più che eccellente di alcuni mesi fa a Correggio a
delle prove scialbe e un po risapute.
Giova notare che in ambo in posti il buon Riccardo non era presente. E' vero
che questo in se non è certo un delitto. Ma se le cose non si conoscono, non
si conoscono. Non è una colpa ma semplice mancanza di documentazione da cui
si possono trarre delle conclusioni errate.
Post by facchi.jazz
Temo che certo "scarto critico" sia condizionato dall'enorme successo di
pubblico di Jarrett e che questo sia tema di invidia di più di un
personaggio del suddetto ambiente. Spero di sbagliarmi, ma temo sia proprio
così, conoscendo certe "teste".
Non è solo invidia e che il troppo stroppia. Jarrett eclissa chiunque altro,
e non per soli meriti musicali, ormai da tempo. Si parla solo di lui. I
media ignorano tutto il resto e spesso in modo fraudolento (vedi le pagine
di Repubblica che dedica una pagina a Jarrett e semplicemente ignora Kenny
Barron o altri o gli dedica poche risapute righe).
Post by facchi.jazz
Non commento invece certe battute tra il valore musicale di un George Cables
(peraltro nel suo giusto contesto grande pianista) e di un Jarrett perché li
trovo semplicemente incommentabili sotto qualsiasi punto di vista si voglia
ragionare. Le prendo per quel che valgono, ossia come battute.
Credo che tu sbagli. Prima di tutto perchè non c'eri e quindi non conosci
che, come abbiamo già detto, non è una colpa ma una semplice non conoscenza
da cui si possono trarre conclusioni errate. Poi perchè il buon Cables ha
rilevato una consistente vena compositiva che non mi sembra essere il punto
forte di Jarrett.
I temi di Jarrett che sono diventati standard o che hanno le caratteristiche
per diventarlo sono invero pochi. Io direi un paio di temi dal quartetto
europeo. Brani contenuti in Belonging e di cui uno mi sembra essere nel Real
Book.

Pianisticamente, articolazione e tocco, Jarrett è superiore a Cables che mi
sembra però abbia una ben altra consistenza e profondità rispetto alla
superficie su cui sempre scivola Jarrett. Come egli stesso afferma la fiamma
spesso non solo non brilla ma neanche s'accende pur rimanendo il "decoro"
superlativo.


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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
facchi.jazz
2005-05-18 14:21:53 UTC
Permalink
Post by bingo
Con tutto il rispetto per Jarrett credo che lo stesso sia in qualche modo,
nelle sue escursioni modali, debitore di ciò che ha fatto Tyner sia con
Coltrane che con i suoi dischi in trio per la Impulse che con la sua
attività di sideman e leader per la Blue Note fra cui il fondamentale The
Real McCoy.
Con tutto il rispetto per Tyner e nei tuoi confronti, per me quel che scrivi
è profondamente errato.
Non conosco pianista più distante dall'estetica tyneriana di Jarrett e credo
che ben in pochi oserbbero far credere che Tyner abbia influenzato Jarrett
come tu cerchi di sostenere in modo a mio avviso privo di un serio
fondamento.
In trio Jarrett ha tutt'altri referenti (Bley, Evans, Jamal, Kelly, Garland,
Brubeck, Hancock ecc. ecc., tutti quelli che vuoi, ma Tyner è proprio
l'ultimo che arriverei a citare). Nei quartetti invece, seppure l'esperienza
coltraniana su tale formazione fosse all'epoca un riferimento indispensabile
per tutti, Jarrett compreso, si può osservare che in realtà il ruolo del suo
pianoforte riportato a quello del sassofono è completamente diverso da
quello giocato da Tyner con Coltrane.
Innazitutto bisognerebbe cominciare col precisare che tale esperienza è
stata filtrata da Jarrett già alla fine degli anni '60 attraverso la figura
di Charles Lloyd, con cui aveva abbondantemente lavorato come sideman, che
era si un coltraniano ma già abbastanza particolare rispetto alla pletora di
sassofonisti del genere che fiorirono tra anni '60 e '70. Inoltre nel
quartetto jarrettiano, specie in quello americano, per evidenti ragioni di
leadership e di personalità musicali in campo assai diverse, il piano gioca,
come minimo, un ruolo profondamente diverso, direi decisamente più paritario
rispetto al sassofono, mentre in quello coltraniano Tyner è quasi
esclusivamente al servizio del sassofono di Coltrane, perfettamente
integrato, direi quasi in simbiosi in un modo pressoché unico nella storia
del jazz, questo è indubbio. Nei quartetti di Jarrett, in realtà si denota
un riequilibrio di ruoli nelle "voci" del quartetto (piano e sassofono) che
in quello di Coltrane era invece nettamente e naturalmente squilibrato verso
il sassofono. Diversamente non si potrebbero immaginare dischi come
"Expectations", Fort Yahwu", "Shades", "Death and the flower " e "The
Survivor's suite" (questi ultimi soprattutto).
In questo senso ha ragione Conti quando afferma che il contributo di Tyner
al pianismo contemporaneo lo si è potuto osservare proprio "fuori" dal
quartetto di Coltrane, anche se (e questa è convinzione del tutto personale
che non pretendo sia condivisa) egli deve molto della propria fama e del
proprio seguito come pianista proprio per la sua indimenticabile e formativa
esperienza nel quartetto coltraniano. Voglio cioè dire che come solista
Tyner non lo trovo poi così interessante, vario e creativo, almeno quanto
Jarrett, ma ripeto, questa è opinione del tutto personale che può anche non
essere condivisa, anche se è indubbio che Tyner ha complessivamente un ruolo
nella storia del pianismo jazz in nulla inferiore a quello di Jarrett, anzi.
In sostanza, quel che voglio dire è che non solo Jarrett non deve nulla
Tyner, ma addirittura che i quartetti jarrettiani abbiano rappresentato un
fondamentale e necessario superamento dell'esperienza pianistica tyneriana
su quel tipo di formazione, che ha permesso di andare avanti ad una proposta
che sembrava ormai arenata ed appiattita su ciò che di molto Coltrane e
Tyner erano riusciti a creare, che sembrava all'epoca in qualche modo
"insuperabile" (non sto dicendo che una cosa è superiore all'altra, eh,
spero sia chiaro).
Indicami per favore Sergio un solo disco di Jarrett dove si può riscontrare
quel che affermi.
Post by bingo
Tyner è uno dei pianisti più influenti, un vero caposcuola, del pianismo
post bop e del jazz di tutti i tempi.
anche Jarrett è uno dei pianisti più influenti del pianismo contemporaneo,
sempre che uno riesca ad andare oltre al bop e al post bop (musica che fa
parte ormai della classicità jazzistica il che non va inteso come una
offesa, sia chiaro, anche perché ormai anche Jarrett comicia a farne parte
per quel che mi riguarda). Certo, se per qualcuno il jazz e il pianismo si è
fermato ad Eboli, beh, non so proprio che ci si possa fare, ma la musica va
sempre avanti, non indietro, né si ferma su se stessa.
Post by bingo
Non è solo invidia e che il troppo stroppia. Jarrett eclissa chiunque altro,
e non per soli meriti musicali, ormai da tempo. Si parla solo di lui. I
media ignorano tutto il resto e spesso in modo fraudolento (vedi le pagine
di Repubblica che dedica una pagina a Jarrett e semplicemente ignora Kenny
Barron o altri o gli dedica poche risapute righe).
Non mi riferivo a te circa l'invidia e quel che dici è oggettivamente vero.
Post by bingo
Credo che tu sbagli. Prima di tutto perchè non c'eri e quindi non conosci
che, come abbiamo già detto, non è una colpa ma una semplice non conoscenza
da cui si possono trarre conclusioni errate. Poi perchè il buon Cables ha
rilevato una consistente vena compositiva che non mi sembra essere il punto
forte di Jarrett.
I temi di Jarrett che sono diventati standard o che hanno le
caratteristiche
Post by bingo
per diventarlo sono invero pochi. Io direi un paio di temi dal quartetto
europeo. Brani contenuti in Belonging e di cui uno mi sembra essere nel Real
Book.
prendo spunto dalle tue parole rivolte a me e ti rilancio il boomerang:

...Prima di tutto non conosci... non è una colpa ma una semplice non
conoscenza
da cui si possono trarre conclusioni errate...

Informati Sergio, i temi di Jarrett che sono già diventati o hanno i
requisiti per diventare standards sono diversi. Certo sui dischi Blue Note
degli anni '60 stenterai a trovarli...
Post by bingo
Pianisticamente, articolazione e tocco, Jarrett è superiore a Cables che mi
sembra però abbia una ben altra consistenza e profondità rispetto alla
superficie su cui sempre scivola Jarrett. Come egli stesso afferma la fiamma
spesso non solo non brilla ma neanche s'accende pur rimanendo il "decoro"
superlativo.
Vedi Sergio, se i detrattori come te di Jarrett sapessero argomentare in
modo più credibile e documentato le loro critiche credo che avrebbero più
voce in capitolo, anche perché l'ultimo Jarrett per quel che mi riguarda
merita più di una critica, come ho già detto, proprio sul piano dei
risultati musicali e sicuramente non merita tutto il riscontro concertistico
e di pubblico che ha.
Che Jarrett sia pianisticamente meno profondo e consistente di Cables è una
tua idea che rispetto in quanto opinione, ma che non ha il minimo fondamento
e il minimo riscontro critico, discografico, artistico, ma direi soprattutto
non ha un minimo senso. Io credo davvero Sergio che bisognerebbe cominciare
a conoscere e riconoscere un po' meglio ciò di cui si parla...e non si
tratta di aver ascoltato l'ultimo concerto di Jarrett o Barron o Cables o
chi diavolo vuoi tu, non stiamo parlando di pianisti dell'ultima leva, sono
tutti sessantenni che ascoltiamo tutti noi appassionati da decenni. Si
tratta proprio di cominciare ad ascoltare senza pregiudizi o preamboli di
ogni genere ciò che si sente uscire dall'impianto stereo...

Senza offesa
ciao
Facchi

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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
bingo
2005-05-18 15:28:26 UTC
Permalink
Post by facchi.jazz
Con tutto il rispetto per Tyner e nei tuoi confronti, per me quel che scrivi
è profondamente errato.
Non conosco pianista più distante dall'estetica tyneriana di Jarrett e credo
che ben in pochi oserbbero far credere che Tyner abbia influenzato Jarrett
come tu cerchi di sostenere in modo a mio avviso privo di un serio
fondamento.
Non barare. Non ho detto questo. Quando Jarrett suona su o su dei pedali
modali, e lo fa abbastanza spesso sia in trio che in solo, usa una tecnica
il cui principale creatore è stato Tyner.
Jarrett la usa e la persolnalizza per i propri fini espresivi.
Post by facchi.jazz
In trio Jarrett ha tutt'altri referenti (Bley, Evans, Jamal, Kelly, Garland,
Brubeck, Hancock ecc. ecc., tutti quelli che vuoi, ma Tyner è proprio
l'ultimo che arriverei a citare).
Su questo sono perfettamente d'accordo. Soprattuto su Paul Bley e Bill
Evans.

Nei quartetti invece, seppure l'esperienza
Post by facchi.jazz
coltraniana su tale formazione fosse all'epoca un riferimento
indispensabile
Post by facchi.jazz
per tutti, Jarrett compreso, si può osservare che in realtà il ruolo del suo
pianoforte riportato a quello del sassofono è completamente diverso da
quello giocato da Tyner con Coltrane.
Tutto vero. Ma i quartetti americani di Jarrett con l'eccezione di un paio
di Impulse, e anche quelli non più di tanto, non sono nelle mie corde e non
mi sembrano così importanti.
Opinione personale ovviamente già espressa altre volte.
Post by facchi.jazz
Innazitutto bisognerebbe cominciare col precisare che tale esperienza è
stata filtrata da Jarrett già alla fine degli anni '60 attraverso la figura
di Charles Lloyd, con cui aveva abbondantemente lavorato come sideman, che
era si un coltraniano ma già abbastanza particolare rispetto alla pletora di
sassofonisti del genere che fiorirono tra anni '60 e '70. Inoltre nel
quartetto jarrettiano, specie in quello americano, per evidenti ragioni di
leadership e di personalità musicali in campo assai diverse, il piano gioca,
come minimo, un ruolo profondamente diverso, direi decisamente più paritario
rispetto al sassofono, mentre in quello coltraniano Tyner è quasi
esclusivamente al servizio del sassofono di Coltrane, perfettamente
integrato, direi quasi in simbiosi in un modo pressoché unico nella storia
del jazz, questo è indubbio. Nei quartetti di Jarrett, in realtà si denota
un riequilibrio di ruoli nelle "voci" del quartetto (piano e sassofono) che
in quello di Coltrane era invece nettamente e naturalmente squilibrato verso
il sassofono. Diversamente non si potrebbero immaginare dischi come
"Expectations", Fort Yahwu", "Shades", "Death and the flower " e "The
Survivor's suite" (questi ultimi soprattutto).
Il contributo di Tyner non è solo stato con Coltrane. Mi riferisco alle sue
collaborazione come sideman e leader con gente tipo. Joe Henderson, Wayne
Shorter, Bobby Hutcherson, McLean, Grant Green etc. Il suo contributo in
questi contesti è determinate e creativamente diverso da quello con
Coltrane, pur partendo da lì. Queste cose sono ampiamente documentate su
Blue Note che dovresti frequentare di più a mio parere.
Ti farebbe molto bene credimi. Jazzisticamente parlando.

Tyner ha complessivamente un ruolo
Post by facchi.jazz
nella storia del pianismo jazz in nulla inferiore a quello di Jarrett,
Secondo me, dal punto di vista del linguaggio, è superiore.

i quartetti jarrettiani abbiano rappresentato un
Post by facchi.jazz
fondamentale e necessario superamento dell'esperienza pianistica
tyneriana.

Certamente il piano gioca un ruolo diverso che questo poi sia migliore ne
dubito molto.
Post by facchi.jazz
Post by bingo
Tyner è uno dei pianisti più influenti, un vero caposcuola, del pianismo
post bop e del jazz di tutti i tempi.
anche Jarrett è uno dei pianisti più influenti del pianismo contemporaneo,
Sicuramente ma non dello stesso livello di Tyner che li ha influenzati tutti
a cominciare da Chick Corea.
Post by facchi.jazz
...Prima di tutto non conosci... non è una colpa ma una semplice non
conoscenza
da cui si possono trarre conclusioni errate...
Informati Sergio, i temi di Jarrett che sono già diventati o hanno i
requisiti per diventare standards sono diversi. Certo sui dischi Blue Note
degli anni '60 stenterai a trovarli...
Credo che tu debba rassegnarti al fatto che il pianismo e la musica di
Jarrett la conosco da tempo e sulla stessa ho delle opinioni diverse dalle
tue. Non mi risulta che i temi di Jarret siano così frequentati. Gli unici,
in Italia che l'hanno fatto, sono stati Gaslini e Bedori (eseguivano In
Front da Facing You in quartetto quello con Bruno Tommaso e Centazzo) e
Piero Bassini che suonava il piano solo in uno stile molto prossimo a quello
di Koln Koncert (documentato sull'LP Tonalità).
Post by facchi.jazz
Che Jarrett sia pianisticamente meno profondo e consistente di Cables è una
tua idea.

Infatti NON è una mia idea.
O non hai capito o mi sono espresso male.
Preciso:
- pianisticamente per tocco e articolazione Jarrett è superiore a Cables
il quale dal punto di vista ESPRESSIVO e compositivo, almeno le ultime volte
che l'ho sentito quest'anno e l'anno scorso, ha un maggiore vigore e
profondità artistica. Meno narcisistico è più vero, profondo, esenziale,
etc....meno tecnica ma molta più poesia.
Insomma meno solo grande pianista e più artista.
Comunque sempre opinioni personali.






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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Gianni Morelenbaum Gualberto
2005-05-19 04:26:30 UTC
Permalink
Post by bingo
Post by facchi.jazz
Che Jarrett sia pianisticamente meno profondo e consistente di Cables è
una
tua idea.
Infatti NON è una mia idea.
O non hai capito o mi sono espresso male.
- pianisticamente per tocco e articolazione Jarrett è superiore a Cables
il quale dal punto di vista ESPRESSIVO e compositivo, almeno le ultime volte
che l'ho sentito quest'anno e l'anno scorso, ha un maggiore vigore e
profondità artistica. Meno narcisistico è più vero, profondo, esenziale,
etc....meno tecnica ma molta più poesia.
Insomma meno solo grande pianista e più artista.
Comunque sempre opinioni personali.
Permettemi di non capire: il parallelo fra George Cables e Keith Jarrett
(ambedue artisti di rispetto, con ruoli storici ben diversi fra di loro,
sebbene Cables abbia esercitato ed eserciti un'influenza minore, più
epigonica) è semplicemente improponibile, data la diversità estrema di
contesti in cui i due hanno articolato la propria estetica. Il jazz ha
sicuramente un solo Canone, ma molteplici modi di aderirvi. Vi sono dei
parametri costanti, ma una molteplicità di proprietà linguistiche, spesso
non coincidenti fra di loro. Certi paragoni, certe "misurazioni" di
"artisticità", certe graduatorie basate su non si sa bene che cosa, tanto è
labile l'argomentare a tal proposito, lasciano veramente il tempo che
trovano.

GMG

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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
facchi.jazz
2005-05-19 12:29:04 UTC
Permalink
Post by bingo
Non barare. Non ho detto questo. Quando Jarrett suona su o su dei pedali
modali, e lo fa abbastanza spesso sia in trio che in solo, usa una tecnica
il cui principale creatore è stato Tyner.
Per quanto mi riguarda un discorso del genere non ha molto senso.
Potrei fare lo stesso discorso dicendo che anche Coltrane suona il sassofono
tenendo conto della lezione parkeriana, o che Shorter e Joe Henderson
tengono conto di Coltrane... e allora?? Che significa?? Devo fare
graduatorie sul valore di tutti questi su considerazioni del genere?

i quartetti americani di Jarrett con l'eccezione di un paio
Post by bingo
di Impulse, e anche quelli non più di tanto, non sono nelle mie corde e non
mi sembrano così importanti.
Opinione personale ovviamente già espressa altre volte.
Quel che ti sembra è una cosa, quel che è, o può essere, è un'altra. Non
necessariamente le tue opinioni coincidono con l'importanza di certe opere.
Le tue opinioni sono le tue opinioni. Punto. Altri la pensano diversamente.
Il mondo è grande, Sergio...
Post by bingo
Il contributo di Tyner non è solo stato con Coltrane. Mi riferisco alle sue
collaborazione come sideman e leader con gente tipo. Joe Henderson, Wayne
Shorter, Bobby Hutcherson, McLean, Grant Green etc. Il suo contributo in
questi contesti è determinate e creativamente diverso da quello con
Coltrane, pur partendo da lì.
Il contributo di Tyner in qualità di accompagnatore nelle piccole formazioni
che citi è almeno per quel che mi riguarda una delle sue cose più
importanti, interessanti, influenti, migliori...vedi tu quale aggettivo
scegliere, a me va bene tutto. In quel ruolo è stato ed è al top tra i
pianisti del jazz moderno e oltre, non vi è dubbio.
Andrebbe però focalizzata l'attenzione sul fatto che le cose migliori di
Tyner in quelle formazioni, sia come sideman che come leader, sono state
prodotte quando Tyner poteva mettersi AL SERVIZIO di una grande "voce"
solistica, preferibilmente con uno strumento a fiato di grande personalità
sia sul piano strumentale che musicale. E' il caso dei dischi in cui suona
al fianco, non solo di Coltrane, dove il discorso è evidente, ma anche di un
Joe Henderson, di uno Wayne Shorter, se solo vogliamo rimanere nel campo dei
sassofonisti e fare un corretto raffronto con i quartetti jarrettiani che
sono con sassofono, ma la cosa sarebbe estendibile anche ragionando su
grandi personalità trombettistiche (es. Hubbard) o vibrafonistiche (es.
Hutcherson), o che dir si voglia. Nei dischi dei quartetti jarrettiani il
ruolo pianistico di Jarrett non vive IN FUNZIONE del sassofono e delle
intenzioni musicali di chi lo suona, ma semmai della musica complessivamente
prodotta e spesso vive tranquillamente di luce propria. Tanto è vero che
spesso nei brani più lunghi dei quartetti jarrettiani (specie di quello
americano) si vivono momenti in cui si enucleano sottoformazioni che
sembrano quasi indipendenti e che realizzano momenti musicali molto diversi
tra loro anche come atmosfera rispetto ai momenti in cui tutto il quartetto
interagisce. Cose di questo genere sono rilevabili ad esempio in dischi come
"Death and the flower" o "The Survivor's suite". Nelle formazioni tyneriane,
in linea di massima naturalmente, ciò o non accade o accade raramente e si
ha sempre la sensazione quando interviene solisticamente anche a lungo, di
attendere l'indispensabile ripresa di una grande voce strumentale, di un
grande fiato, particolaramente di un sassofono di grande personalità,
appunto come Coltrane o Joe Henderson (forse proprio per questo un disco
come "The real Mc Coy", che tanto spesso giustamente citi, costituisce una
delle gemme della sua produzione). Forse non a caso i dischi degli anni'70
di Tyner sono più interessanti sul piano progettuale e compositivo, ma forse
meno sul piano dei risultati musicali complessivi (eventualmente da
discutere questa tesi). Per quanto validissimi Azar Lawrence, Sonny Fortune,
Andrew White & company non mi paiono all'altezza di Coltrane, Henderson o
Shorter, nonostante TYner sostanzialmente assegni loro ruoli e compiti
analoghi, ma potre anche sbagliarmi.
Personalmente non cambierei un "Sahara" o un "Enlightenment" (giusto per
citare) con i dischi precedenti di Tyner, per quanto, specie il secondo, lo
apprezzi parecchio, ma per altre ragioni.

Queste cose sono ampiamente documentate su
Post by bingo
Blue Note che dovresti frequentare di più a mio parere.
Ti farebbe molto bene credimi. Jazzisticamente parlando.
Ah,ah...molto divertente. Ogni tanto il buon Sergio, quando è in difficoltà,
cerca di far passare subdolamente per sprovveduti gli interlocutori, quando
forse dovrebbe preoccuparsi di più di conoscere meglio ciò di cui vuol
parlare...
Guarda Sergio, se dovessi prendere sul serio battute di questo genere starei
fresco. Ti conosco troppo bene per reagire a certe provocazioncelle.
Piuttosto, quand'è l'ultima volta che hai ascoltato SERIAMENTE un disco di
Jarrett? :-))
Post by bingo
Secondo me, dal punto di vista del linguaggio, è superiore.
Superiore, inferiore...Dio mio, ma possibile che hai sempre un così
esasperato bisogno di graduatorie e classifiche? Ti disturba cos' tanto
prendere atto che si tratta di due tra i più grandi innovatori del piano
jazz contemporaneo?
Guarda che a continuare a sostenere che Jarrett non vale nulla o è
superficiale o poco profondo o poco innovativo rispetto ad altri tuoi
preferiti non ci fai una gran figura...
Post by bingo
Certamente il piano gioca un ruolo diverso che questo poi sia migliore ne
dubito molto.
a ridaje col migliore e il peggiore....
Post by bingo
Sicuramente ma non dello stesso livello di Tyner che li ha influenzati tutti
a cominciare da Chick Corea.
Contento tu....
Post by bingo
Credo che tu debba rassegnarti al fatto che il pianismo e la musica di
Jarrett la conosco da tempo e sulla stessa ho delle opinioni diverse dalle
tue. Non mi risulta che i temi di Jarret siano così frequentati. Gli unici,
in Italia che l'hanno fatto, sono stati Gaslini e Bedori (eseguivano In
Front da Facing You in quartetto quello con Bruno Tommaso e Centazzo) e
Piero Bassini che suonava il piano solo in uno stile molto prossimo a quello
di Koln Koncert (documentato sull'LP Tonalità).
Non so se conosci o non conosci, questo lo sai solo tu. Quel che par certo è
che vedendo quel che hai sempre scritto pubblicamente in diversi anni su
Jarrett è che o ci hai capito poco, o che, molto più probabilmente, sei
pieno di pregiudizi sulla sua musica, in un modo che non ti fa discernere le
sue ottime cose da quelle che valgono poco, che ci sono, eccome. Capisco che
da produttore discografico di dischi di tutt'altro genere ti faccia comodo
mettere tutto in un unico calderone, ma credimi, alla fine la cosa ti si
ritorce come un boomerang.
IN Italia????? Tu per parlare di Jarrett parli dell'Italia e degli
italiani????...ah,ah... , stai scherzando spero. Jazzisticamente l'Italia
non conta una cippa lippa, nonostante i mille sforzi dei "nostri" operatori
culturali che ci dicono tendenziosamente il contrario e certi esempi la
dicono lunga di cosa ascolti o non ascolti. Jarrett è distante muscalmente e
culturalmente dall'Italia e dagli italiani in un modo che nemmeno riesci ad
immaginare, figuriamoci se può esserci qualche italiano in grado di
filtrarne degnamente la lezione.
"Tonalità"???? ...ah,ah, una barzelletta... Pensa, è il primo disco jazz in
assoluto che ebbi tra le mani, nel lontano 1975 o 76, adesso non ricordo
bene. Ricordo che dovevo avere quattordici anni. E' un pessimo disco di
Bassini, dilettantesco, quasi da vergognarsi per averlo pubblicato (mi scuso
se è della Red, ma dico sempre quello che penso) fatto sull'onda del
successo del Koeln concert, cui cerca abbastanza indegnamente di rifarsi .
Già non amo molto Jarrett in quel disco, figurati Bassini...
Fa sorridere poi che citi Gaslini, che notoriamente odia Jarrett e il suo
successo di musicista e artista da decenni, un riscontro cui lui ambirebbe
ma che mai e poi mai sarà in grado di raggiungere.
Lascia perdere Sergio, faresti meglio ad ammettere che non conosci le
composizioni jarrettiane e finirla lì. Brani come "So Tender", "Bop be",
"Moonchild/In your quiet place", "Prism", "Coral", "My song" sono già degli
standards e altri come ad esempio "Sunshine song", "Innocence", "Country",
"Lonely nights", ed altri ancora che adesso dimentico posseggono i requisiti
per esserlo. Conta inoltre che Jarrett non si dedica più alla composizione
da almeno un paio di decenni, almeno nel modo in cui normalmente intendiamo,
visto che ormai si dedica "anima e core" e in modo pressoché esclusivo
all'improvvisazione totale e non avrebbe senso estrapolare certi suoi
brandelli melodici dalle sue lunghe improvvisazioni, altrimenti di
composizioni ne potresti trovare a decine. Certo che se uno passa la vita ad
ascoltare solo dischi Blue Note anni '50 e '60 e pensa implicitamente che il
jazz è finito con essi, sarà un po' difficile che conosca certa produzione.
Chiedi a Gary Burton cosa pensa delle composizioni jarrettiane.
Post by bingo
- pianisticamente per tocco e articolazione Jarrett è superiore a Cables
il quale dal punto di vista ESPRESSIVO e compositivo, almeno le ultime volte
che l'ho sentito quest'anno e l'anno scorso, ha un maggiore vigore e
profondità artistica. Meno narcisistico è più vero, profondo, esenziale,
etc....meno tecnica ma molta più poesia.
Insomma meno solo grande pianista e più artista.
Comunque sempre opinioni personali.
Prendo atto, ma ovviamente non concordo minimamente.

stammi bene


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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
bingo
2005-05-19 12:58:05 UTC
Permalink
Rispondo a braccio:
- fra i dischi Blue Note di Tyner come leader, significativi ,ci metterei
anche la serie Extension, Espansion, etc. e i primi Milestones: Sama Layuca,
Asante.
E' da moltissimi pianisti (Franco D'Andrea ad esempio) impegnati nella
didattica, in italia e altrove, ritenuto che i dischi in trio di Tyner per
la Impulse siano fondamentali perchè declinano il piano bop in chiave modale
in modo estensivo. L'influenza di Tyner e delle sue concezioni in Now He
sings Now he sobs di Corea sono sembrate evidenti a molti negli anni me
compreso.

- fra le collaborazioni di Tyner per la Blue Note, ha praticamente
collaborato con tutti i più importanti ,aggiungerei a quelli già menzionati
Kenny Dorham e Lee Morgan (guarda caso)

- confronti fra il quartetto americano di Jarrett e i MUST di Tyner per la
Blue Note, come leader e solista, mi sembrano semplicemente risibili vista
la disparità di livello. ovviamente tu non sei d'accordo. registriamo la
diversità di opinioni e basta.

- Le influenze di Jarret ci sono in Italia e nel mondo. Quelle riferite sono
fatti oggetitvi e lontani nel tempo. Altre ce ne sono altrove sia in Italia
che all'estero molto più recenti e attuali. I tuoi commenti su Galsini e
Bassini sono opinioni personali, alquanto gratuite, che non condivido senza
con questo voler fare monumento a chichessia. per carità.....
Si potrebbe anche aggiungere che oltre all'influenza di Jarrett si potrebbe
notare proprio quella di Tyner filtrata via Jarrett.

I tuoi processi alle intenzioni sono personalmente stucchevoli ma non mi
toccano.
Dovresti solo rassegnarti al fatto che anche le tue sono opinioni
esattamente come le mie
e dovresti attenerti a quanto scritto e non a una dietrologia d'accatto.

Ascoltati i Blue Note ne hai ancopra molto bisogno tu e molti altri.
Consiglio d'amico !!!

Ciao Riccardo


p.s.: repliche penso siano inutili visto che il reciproco pensiero è più che
chiaro. so però che non lo farai.

-


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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
facchi.jazz
2005-05-19 14:11:12 UTC
Permalink
Post by bingo
- fra i dischi Blue Note di Tyner come leader, significativi ,ci metterei
anche la serie Extension, Espansion, etc. e i primi Milestones: Sama Layuca,
Asante.
E' da moltissimi pianisti (Franco D'Andrea ad esempio) impegnati nella
didattica, in italia e altrove, ritenuto che i dischi in trio di Tyner per
la Impulse siano fondamentali perchè declinano il piano bop in chiave modale
in modo estensivo. L'influenza di Tyner e delle sue concezioni in Now He
sings Now he sobs di Corea sono sembrate evidenti a molti negli anni me
compreso.
Noto che non hai minimamente risposto a quanto ho scritto preferendo fare
una serie di dichiarazioni degne di una propaganda elettorale...
Mi fa piacere rileggere per l'ennesima volta il tuo personale "bigino" di
conoscenze jazzistico, ma quel che scrivi su Tyner, che peraltro è
perfettamente noto a chiunque conosca un po' Tyner (me compreso, ti preciso
semmai avessi dei dubbi), non c'entra nulla con quel che ho scritto, anche
perché qui nessuno sta disconoscendo il valore di Tyner, semmai sei tu che
tenti di disconoscere a colpi di paragoni che fanno sorridere per il
completo non senso che manifestano.
Parliamoci chiaramente Sergio. Certi confronti in cui si confrontano mele
con pere, patate con carote, li fai tu perché TU hai bisogno di fare
graduatorie e fare scale di valori tra pere, mele, patate e carote che
notoriamente sono tutte apprezzabili ma hanno gusti COMPLETAMENTE diversi.
E' a questo che tu non ti rassegni, cercando sempre velatamente di imporre
cosa sia buono o cattivo, cosa sia giusto o sbagliato, cosa sia jazz o non
sia jazz.
Tutto ciò è privo di senso e pervicacemente insisti nonostante in molti
abbiano tentato in tutti i modi di fartelo capire. Fai come meglio credi, ma
il livello della discussione in questo modo non decollerà mai, come infatti
non decolla anche stavolta...
Post by bingo
- fra le collaborazioni di Tyner per la Blue Note, ha praticamente
collaborato con tutti i più importanti ,aggiungerei a quelli già menzionati
Kenny Dorham e Lee Morgan (guarda caso)
e aluraaaa??? It don't mean a thing....
Post by bingo
- confronti fra il quartetto americano di Jarrett e i MUST di Tyner per la
Blue Note, come leader e solista, mi sembrano semplicemente risibili vista
la disparità di livello. ovviamente tu non sei d'accordo. registriamo la
diversità di opinioni e basta.
I confronti risibili li fai tu, non altri e da tempo immemore su questi
schermi. Registriamo e precisiamo innazitutto questo, Sergio...
I tuoi commenti su Galsini e
Post by bingo
Bassini sono opinioni personali, alquanto gratuite,
certo, certo, un po' come le tue argomentazioni su Jarrett peraltro....
Post by bingo
Post by bingo
Ascoltati i Blue Note ne hai ancopra molto bisogno tu e molti altri.
Consiglio d'amico !!!
Io credo che invece tu abbia SERIAMENTE bisogno di NON ascoltare più i Blue
Note. :-))
Post by bingo
p.s.: repliche penso siano inutili visto che il reciproco pensiero è più che
chiaro. so però che non lo farai.
ovvio.... :-)

ciao, buonuomo... :-)


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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Bingo
2005-05-19 15:51:48 UTC
Permalink
Facchi,

Non cerco di imporre una bella mazza.
Espongo legittimamente i miei punti di vista che possono essere altrettanto
legittimamente non condivisi.
Attieniti a quanto scritto e non fare la solita dietrologia d'accatto.

Ribadisco: comprati per intero il catalogo Blue Note e ascoltatelo che ti fa
bene a te e non solo. Riflettici anche un po approfonditamente. Se hai
bisogno di consulenze gratuite sono a disposizione.
Visto che ci sei ripassati anche Tina Brooks mi pare che in uno o due dei CD
ci fosse McCoy Tyner.

A proposito di conoscenze jazzistiche. Ieri sera al Blue Note ho sentito Ray
Barreto che fa dell'ottimo Latin Jazz con un pianista cubano/equaduregno che
si chiama Roberto Rodriguez, eccellente e un fantastico trombettista che si
chiama Joe Magnarelli.
Ray Barreto, 76 anni ben portati, fa ancora dell'ottima musica e cosa NON
disidicevole è musicalmente e jazzisticamente integro.

Facchi comprati anche qualche disco della Criss Cross dove suona Magnarelli,
Jim Rotondi, etc.... il jazz non si è fermato a Jarrett. Potrai sempre dire
che NOn fanno nulla di nuovo ma come suonano.


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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
facchi.jazz
2005-05-19 16:39:41 UTC
Permalink
Post by Bingo
Facchi,
Ribadisco: comprati per intero il catalogo Blue Note e ascoltatelo che ti fa
bene a te e non solo. Riflettici anche un po approfonditamente. Se hai
bisogno di consulenze gratuite sono a disposizione.
Adesso basta Sergio con questa storia, mi stai veramente facendo perdere la
pazienza.
Finché si scherza è un conto, ma se prosegui seriamente a tentare di
delegittimare il tuo interlocutore in codesto modo pregiudiziale,
profondamente scorretto, ingiustificatamente irrispettoso, smetto
completamente ed immediatamente di dialogare con te, sia qui sopra che in
altre sedi, semplicemente perché non esitono le condizioni per instaurare un
qualsiasi dialogo.
La pianto qua ed evito di scrivere oltre quel che penso, perché potrei anche
diventare gravemente offensivo in modo assolutamente sconveniente. Non ne
vale proprio la pena e per più di una ragione.
Stammi bene
facchi


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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
bingo
2005-05-19 16:59:25 UTC
Permalink
Post by facchi.jazz
La pianto qua ed evito di scrivere oltre quel che penso, perché potrei anche
diventare gravemente offensivo in modo assolutamente sconveniente. Non ne
vale proprio la pena e per più di una ragione.
Stammi bene
facchi
Ottima idea tanto lo sapevamo fin prima d'iniziare che non ci saremmo
trovati d'accordo.
Si fa per far polemica e anche per il gusto della diatriba fin che rimane in
amito civile e accettabile.

Se qualcuno, come troppe volte è successo in passato, si azzarda a superare
i limiti sappia che conosco ormai bene l'indirizzo e le procedure per
attivare il reparto di Polizia Postale della Lombardia di Milano, come
qualcuno ben sa.

Cordiali saluti a tutti.
A proposito sono Bingo !!!

***@bongo.it




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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Neo
2005-05-19 17:16:05 UTC
Permalink
Post by bingo
A proposito sono Bingo !!!
E' imprtante avere delle certezze

dipa
2005-05-15 11:11:14 UTC
Permalink
Post by Emanuele P
Post by dipa
Lontano da ogni polemica, credo che un Jarrett non l'avrebbe mai fatto ;)
Aridaje.
Non ha senso fare paragoni di questo tipo.
che c'entra???? non ho fatto paragoni musicali. Ho fatto paragoni su due
personaggi pubblici e il loro rapporto con il pubblico. Da questo punto
di vista ogni "vip" e' paragonabile a un altro.
--
dipa
Emanuele P
2005-05-15 14:05:36 UTC
Permalink
Post by dipa
che c'entra???? non ho fatto paragoni musicali. Ho fatto paragoni su due
personaggi pubblici e il loro rapporto con il pubblico. Da questo punto di
vista ogni "vip" e' paragonabile a un altro.
Sì ma RIPETO.
La grandezza di un artista NON sui misura in base a come si rapporta con il
pubblico e la gente comune. Tutto qua.

E
dipa
2005-05-15 18:14:36 UTC
Permalink
Post by Emanuele P
Post by dipa
che c'entra???? non ho fatto paragoni musicali. Ho fatto paragoni su due
personaggi pubblici e il loro rapporto con il pubblico. Da questo punto di
vista ogni "vip" e' paragonabile a un altro.
Sì ma RIPETO.
La grandezza di un artista NON sui misura in base a come si rapporta con il
pubblico e la gente comune. Tutto qua.
e chi l'ha mai detto???
--
dipa
bingo
2005-05-14 13:01:31 UTC
Permalink
Post by Luca Conti
Il George Cables sentito qualche settimana fa a Bollate (con Essiet
Essiet e Victor Lewis) mi è sembrato, a parità di condizioni, ben più
efficace e, come dire, meno "decorativo". Può anche darsi, in effetti,
che la differenza la faccia Victor Lewis (e, a guardar bene, Lewis la
differenza la faceva parecchi anni fa anche con Barron, come
testimonia un vecchio Cd della Reservoir in cui c'era anche Rufus
Reid): con tutto il rispetto e l'affetto per un grande batterista come
Riley, che è sempre un piacere trovarsi davanti.
Parlando con Jim Snidero molti anni fa a proposito di Victor Jim fece una
affermazione che mi è rimasta decisamente impressa: " Victor Lews is not a
drummer but a great musicians that plays drums".

Parlando con Victor a proposito di un suo disco come leader per la Enja gli
feci notare che apprezzavo particolarmente che non ci fosse un solo di
batteria in tutto il cd, proprio in un cd in cui il leader era un
batterista.
Victor rispose candidamente che la musica che aveva scritto e che il gruppo
eseguiva e interpretava richiedeva un batterista e che lui era il batterista
del gruppo che eseguiva la sua musica.
Credo sia giunta l'ora di considerare Victor Lewis per quello che è: un
caposcuola. Nessuno suona la batteria come la suona lui. A una concezione
molto melodica e armonica oltrechè ovviamente ritmica dello strumento.
Proprio il suo lavoro con Cables esemplifica al meglio queste sue doti.

Ricordo che già Stan Getz nei primi anni 80 magnificava pubblicamente nel
corso dei concerti il suo apprezzamento per Victor di cui eseguiva anche
delle composizioni.
Sia Elvin Jones che Billy Higgins già alla metà degli anni 70 lo indicavano
come uno degli uomini nuovi della batteria e ne apprezzavano
incondizionatamente il suo lavoro.

Intendiamoci i grandi batteristi non mancano - ad esempio Eric Harland o
Jeff Tain Watts o molti altri - ma Victor ha qualcosa che gli altri non
hanno, imho. Victor ha una musica e un mondo da esprimere. Una sua visione
della musica e del jazz che mi sembra di poter dire sia di livello molto
consistente mentre fino ad ora, come diceva Bobby Watson, ha prevalentemente
illuminato la musica dei leaders con cui ha lavorato.
Comunque consiglio a tuti di ascoltare i suoi dischi come leader e in
particolare quello della Enja e quelli come coleader degli Horizon

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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
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